La domenica della potatura alla Masena

Un tasso è un rolex” cit.

Con sole e forbici affilate si è tenuta domenica 19 Febbraio la giornata della potatura nel campo della Masena a Santorso.

Da un paio di anni diverse persone si ritrovano in questo campo per fare degli esperimenti (seppur bizzarri in alcuni casi) che vanno dall’orticoltura alla frutticoltura, basati su un modello di condivisione dei lavori e dell’imparare assieme.

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Proprio così è nata “la Domenica della potatura” una giornata di condivisione e di confronto delle svariate tecniche di potatura degli alberi da frutto!

Come ci ricordano i nostri  nonni  “el contadin se sleva el albero da picolo” sono proprio i primi anni che decideranno la sorte e la forma del futuro albero.

Gli intrepidi partecipanti (più di 35) da varie parti del vicentino, dalla valle dell’Agno a quella dell’Astico, si sono imbattuti nell’importante compito di capire che forma dare agli alberelli piantati un anno fa.

 

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Un grande GRAZIE a tutti voi per il vostro contributo (in particolare a Francesco e Demetrio), per averci portato un po’ dell’essenza della potatura, della dominanza apicale, dei vari tipi di portainnesto, della potatura di allevamento e di come eseguire un corretto taglio…

Grazie a queste nozioni una volta afferrate le forbici i tagli sono stati fatti con cognizione di causa, le varie forme dell’albero hanno iniziato ad emergere e i partecipanti a sorprendersi!

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Il pranzo condiviso nel quale ognuno porta qualcosa è sempre uno dei momenti più gioviali, in cui ognuno ha la possibilità di assaporare le bontà altrui, e a renderne grazie!

Una giornata come questa ha senz’altro messo in risalto il potenziale ed i limiti di un progetto come quello del terreno della Masena, i cui i proprietari hanno messo a disposizione la terra e donato gli investimenti che sono emersi prioritari durante la progettazione del terreno.. ma nel progetto mancano ancora le persone chiave che avranno la responsabilità e la gioia di prendersene cura e il cuore nel dare le dovute attenzioni affinché il progetto decolli!!!

Questa giornata ne è stata un capitolo toccante…

Ringraziamo:  TUTTI i partecipanti per il loro contributo.  Il gruppo di Agricoltura Valle Agno per venire in avanscoperta e per la voglia di condividere e unire. Demetrio e Francesco per la loro esperienza e passione. Ad Adam per il suo prezioso strumento affila forbici!

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E agli organizzatori per mettersi in discussione…

Vi terremo aggiornati sulle prossime iniziative.

Un caloroso saluto di inizio ingrossamento delle gemme …

Enrico Battistello

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La domenica della potatura

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È arrivato il momento di potare la food forest!

Domenica 19 febbraio alle 10.00 ci troviamo nel campo della C.S.A., per una giornata di condivisione sulla teoria e la pratica della Potatura.

Sono invitati tanto gli esperti di potatura, quanto chi non ha mai preso in mano una forbice in vita propria.

Il campo di trova sulla strada che dalla Chiesa del Timonchio porta a San Rocco sulla sinistra all’altezza di Via della Masena.

Se il tempo lo permette ci fermeremo per un pranzo in condivisione.

Ricordatevi di portare quindi forbici, guanti e leccornie!

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“L’Ost” della befana

Impressioni dalle nostre inviate all’open space della Befana.

Dall’inviata Sabrina

A fatica mi alzo dal letto. E’ dura visto che sono abituata a dormire a oltranza in questi giorni di festa, ma avevo dato la mia parola che sarei arrivata in anticipo per dare una mano nella preparazione di questo open space speciale del 6 gennaio.

Arrivo con un tempismo perfetto nello stesso istante della Befana alias Stefano a cui avevo portato la scopa e che dovevo aiutare nella vestizione.

Alla casa del custode troviamo Giulio, super indaffarato con i preparativi e con un grosso quesito da porci: “Ma come funziona il riscaldamento??”. Nonostante le nostre tre teste pensanti, abbiamo alla fine sperato nell’arrivo tempestivo di Valeria, grande esperta del settore. Nel frattempo prepariamo i cartelloni e Stefano comincia a travestirsi: è stato istruito per bene riguardo al suo ruolo per questa giornata, basta solo che ripeta al momento giusto la sua parte.

Ed ecco Valeria! Ci mettiamo nelle sue mani, ma ci sono questioni che agli umani non è permesso conoscere, quindi dobbiamo rassegnarci a passare la nostra giornata al freddo e al gelo.La Befana è quasi pronta, manca solo una passata di trucco ma, troppo inorridita per procedere all’ operazione, lascio la gatta da pelare a Valeria che accetta con i suoi nervi saldi. Lo spettacolo finale è letteralmente obbrobrioso e inguardabile, proprio ciò che ci aspettavamo!


Per tutte le persone che arrivano un po’ alla volta, la risata è assicurata e le foto non si sprecano.
Arrivano in tanti, gli amici di sempre, qualche volto per me nuovo, cari transizionisti di Vicenza e Arzignano, e un amico che non vedevo da molto tempo.

Già da subito capiamo che non vuole essere un open space come quelli fatti in precedenza, è una sorta di festa, per rivedersi, per farsi gli auguri di buone feste, per rivedere insieme il 2016 e progettare gli eventi del nuovo anno.
In cerchio, cominciamo con un piccolo rilassamento guidato da Alessandro che ci predispone all’ inizio delle attività. Subito dopo procediamo con un giro di nomi e rispondiamo alle domande: cosa ci è accaduto di bello nel 2016? Cosa ci aspettiamo da questa giornata? E’ il turno della Befana che, non si sa come, gira e rigira il copione prestabilito e conclude un discorso sconclusionato ma apparentemente sensato che non lascia spazio a ulteriori interventi riparatori.
Giulio rispolvera per noi regole e leggi con alle spalle un molto affaccendato Aldo che non si da pace cercando di riparare il riscaldamento assente,che mi ha già trasformato i piedi in due ghiaccioli e ci costringe tutti a tenere il giaccone.

Fortunatamente nel corso della giornata un sole splendente ci scalda il cuore…e non solo!

 

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Dall’inviata Federica


Dunque, qualche flash per ricapitolare questa Befana assolata tra amici.

Cosa abbiamo fatto e cosa abbiamo imparato sulla transizione nel 2016?
Per riviverlo, su un’immaginaria linea del tempo dello scorso anno si sono avvicendati numerosi mimi di eventi vissuti nel 2016.
Riconsiderandoli nel loro insieme fanno davvero un bel fagottino di esperienze!
E così si avvia una giornata di riflessioni in stile open space sulle proposte per il nuovo anno.
Sotto lo sguardo di una Befana d’eccezione, generosa di cioccolatini, in compensazione alla carenza di carbone, e caricati dalla meditazione collettiva guidata di Alessandro, ci siamo dunque occupati di progetti come la permacultura di comunità, la scuola libertaria, nuove possibilità comunicative, percorsi di amore verso se stessi, nuovo ciclo di cineforum transizionista, laboratori nel campo.

E poi condividere il pranzo, portando ciascuno il proprio contributo alimentare, connettersi o riconnettersi tra noi nei momenti di pausa attraverso parole, sguardi, risate, spuntini, gli unguenti di Sabrina, il vino di Paolo, sostare per un po’ nel parco per un bagno di sole, mani che scaldano, abbracci che confortano. Insomma, una giornata con ritmi e andamento piuttosto free, libera dalle campanelle segnatempo di Giulio, ma veramente ricca, piena di energia calda ed accogliente e di idee che chiedono di trovare vita concreta.

 

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Ce la faremo a trasformare questi progetti in realtà? ….guardate i nostri cartelloni e fate la vostra scommessa!!

Alla fine della giornata, rientrando a casa, mi sono interrogata su cosa restasse in me di quella giornata. Credo ci si debba sentire proprio come è capitato a me, oggi, vivendo in una piccola comunità resiliente: ognuno di noi ha offerto gratuitamente e con piacere il suo pezzettino di fare e di essere per far girare con fluidità la giornata; ognuno è riuscito ad accogliere per sé ciò di cui sentiva il bisogno; le regole per una serena convivenza sono state da tutti rispettate, senza mai costituire un vincolo alle occasioni di crescita della giornata; non ho vissuto mai la sensazione di un crinale a cavallo tra “noi” e “voi”, ma solo un grande noi che si confrontava su come gettare semi buoni per il 2017, che possano portare buoni frutti per gli anni avvenire.

Jpeg

Pensando a tutto questo guardavo un tramonto di colore speranza, godendo di un profondo senso di pace.
Jpeg

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White Transition – Buone feste! E.. che succederà nel 2017?

 

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Anche per la befana le cose si fanno complicate. È ora di liberarsi dal carbone, riusciamo ad aiutarla? Ci troviamo venerdì 6 gennaio 2017 alle 10.00 alla casa del custode!!

Eccoci qui, come ogni anno, nel bel mezzo delle feste natalizie.

C’è chi è intento a comprare bellissimi regali, chi va a trovare gli amati parenti, chi prepara deliziose cene e organizza allegre festicciole.

Questo periodo è anche una rara occasione di riflessione, aiutata dalle scarse ore di luce e il ripiegamento volontario nel calore delle proprie case: cosa è successo in questo ultimo anno? Cosa ho imparato, quali sono stati i successi, quali i fallimenti?

E l’anno prossimo? Cosa accadrà, in cosa mi voglio impegnare..?

Nella nostra piccola esperienza di Transizione queste sono domande che ci facciamo spesso: ci aiutano a chiarire idee e intenti individuali e collettivi e, abbiamo imparato, se ci ragioniamo sopra assieme sanno portare anche un’enorme quantità di conoscenza e saggezza, liberando energia per nuovi percorsi ed entusiasmanti progetti.

Sappiamo che da molto tempo non ci sono state occasioni in cui ci siamo potuti rivedere tutti. Cosa staranno combinando i nostri colleghi in giro per il vicentino? Quali progetti e idee hanno in cantiere? Ci sono persone nuove? Curiosi, turisti della transizione, esperti facilitatori? Come possiamo rendere visibile tutto ciò? E non dimentichiamoci che tra qualche mese avremo qui diversi transizionisti da tutto il mondo, e verrà anche Rob Hopkins in persona.. Riusciamo ad organizzarci per tempo?

Insomma, non sarebbe bello rivederci, conoscerci, farci gli auguri, celebrare il passato e progettare assieme il nuovo anno? E.. se lo facessimo in modalità Open Space?

Tirandola corta:

Vi invitiamo venerdì 6 gennaio 2017 alle 10.00 alla Casa del Custode per una bellissima giornata di festa in modalità open space!

Il pranzo sarà condiviso – ognuno porta qualcosa – quindi preparatevi ad un’ultima grande abbuffata natalizia 🙂

Vi chiederemo 2€ per il materiale logistico e altre sorprese.

(Per chi ha bambini: a due minuti a piedi ci sarà la discesa della befana dal campanile di Santorso, imperdibile!)

La festa finirà verso le 17.30, vedrete che il tempo vola!

Ovviamente l’invito è aperto a tutti!

Se potete confermateci la presenza (basta un ‘ci sono’) a giulio_pc@yahoo.it, ci sarà di grande aiuto per non farci trovare impreparati!

 

Ci vediamo ‘alla befana’ allora!

Buone feste!!!!

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Viaggio nella Transizione Interiore: come è andata?

 

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Di Federica Frison

Transizione interiore: ce n’è il tempo?

Le evidenze ed i dati scientifici ci dicono che i sintomi della terra sono in rapido peggioramento. Persino Leonardo Di Caprio nel documentario “Before the flood” ci avverte angosciato che questo nostro mondo è per davvero un Titanic che sta affondando e che dobbiamo fare in fretta, molto in fretta per cercare di evitarlo. A che serve, dunque, spostare lo sguardo nel mondo interno, quando là fuori c’è tanto da fare e velocemente? Abbiamo provato a capirlo in un weekend di workshop con Ellen Bermann ed in compagnia di una natura colorata e mutevole.

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Con la rugiada fredda del mattino ci siamo dichiarati disponibili ad accogliere quanto sarebbe emerso, ad accettare che di fronte alla paura di alcune realtà, difendersi – scappando, combattendo o immobilizzandoci – è fisiologico, l’importante è non lasciarsi ingabbiare da uno schema rigido e ripetitivo di reazione. Abbiamo capito che non si esce da una scarsità con una compensazione, né con un giudizio che separa, ma che bisogna creativamente tendere alla ricerca di una danza infinita che integri le polarità. Non si tratta di scegliere tra essere o fare, amore o volontà, ma di mettere insieme le cose. Come al Maggiociondolo (agriturismo che ha ospitato questo nostro viaggio), dove sostenibilità e calore hanno convissuto piacevolmente grazie a stufe e pannelli solari e dove goloso e sano hanno trovato modi magici di combinarsi nelle torte di Marco e nelle zuppe di Erica.

Protetti da una coperta di nebbia, abbiamo tirato fuori paure, rabbie, tristezze e vuoti, riuscendo a vedere la fertilità delle lacrime e la potenza della condivisione profonda.

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Scaldati dal riverbero del sole abbiamo ripreso la Danza dell’Olmo (ideata da Joanna Macy per sanare le ferite degli uomini esiliati dai boschi radioattivi dopo Chernobyl) come modo per curare le ferite di un sistema malsano: “uomo che danneggia – natura che si ammala – uomo che perde l’accoglienza sicura della sua casa” e abbiamo inviato energie e pensieri positivi di guarigione. Quanto abbiamo cantato e ballato in questi giorni! Quanta energia!

Avvolti da una luce bianca quasi irreale, abbiamo meditato sulla preziosità del nostro essere e della sua manifestazione, il corpo, anche lui parte di questo mondo naturale la cui evoluzione è talmente un miracolo che non dovrebbe mai smettere di stupirci. Ce ne siamo presi cura, riflettendo insieme sull’importanza che la capacità di rispetto cominci da noi: imparare a far star bene noi stessi come il primo cerchio di un sasso lanciato in un lago che seguita ad ampliarsi fino a desiderare intensamente di far star bene la terra. E tenere a mente che dal primo cerchio all’ultimo, sempre lago è: siamo un tutt’uno noi, gli altri, la terra (“In lak’ech”). Al cuore del prendersi cura sta l’assumersi la responsabilità.

Per questo motivo, in un lungo abbraccio collettivo, abbiamo concluso il nostro viaggio assumendoci ciascuno un impegno, una promessa da mantenere nel brevissimo termine, per cominciare a cambiare il mondo, oggi.

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Viaggio nella Transizione Interiore

AGGIORNAMENTO

Il corso è confermato e ci sono ancora posti disponibili: se siete desiderosi di partecipare ricordate di compilare la form entro giovedì 17 novembre!

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Questo workshop di 2 giorni esplora la dimensione interiore del cambiamento verso il futuro che vogliamo. Se fai parte di un progetto, gruppo o iniziativa che sta creando il cambiamento verso un futuro più sostenibile, resiliente, felice e inclusivo e desideri un po’ di tempo per guardare alla parte interiore del processo, questo workshop potrebbe essere l’occasione giusta per te.

Andremo ad esplorare tematiche come:

  • Cosa succede nella nostra sfera individuale e collettiva interiore e come comprendere il ruolo delle emozioni in un mondo in rapido cambiamento?
  • Come si può conciliare la consapevolezza e il processo interiore con azioni pratiche per rendere il progetto o il movimento maggiormente efficace?
  • Perché in molti movimenti per il cambiamento le persone finiscono per esaurirsi (burnout) e come possiamo prevenirlo?
  • Come possiamo costruire reti di mutuo supporto in questi tempi di grandi cambiamenti?
  • Quali sono i prossimi passi per fare meglio e diversamente?

Il workshop prevede un’ampia varietà di attività – insegnamenti frontali, lavoro esperienziale, condivisioni e discussioni tra partecipanti, diverse strutture che coinvolgono la mente, il corpo, le emozioni e invitano a connettersi con la saggezza e le possibilità.

Quando: sabato 19 e domenica 20 Novembre 2016.

Dove: presso l’Agriturismo Il Maggiociondolo che è situato sull’altopiano del Tretto in Contrà Proveste, 1, nei pressi della frazione di S. Rocco di Tretto, in comune di Schio (Vicenza).

Orari: Accoglienza partecipanti dalle ore 9.00 di sabato e inizio workshop alle ore 10.00. Termine del workshop alle ore 17.30 di domenica.

Lingua: italiano

Organizzazione:  Il corso è organizzato da Santorso in Transizione con il patrocinio di RIVE – Rete Italiana Villaggi Ecologici.

Costo: proponiamo di sperimentare un modello ibrido includendo l’economia del dono. Chiediamo una quota base di Euro 65 a ogni partecipante (su un valore del corso che abbiamo identificato in Euro 130). Alla fine del corso i partecipanti possono integrare la quota con una donazione.

Per iscriverti al corso compila https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfOWEaLjXJ89zy9MOEwbeed-zvEw2eJBh41r1t-i5mGFyab0A/viewform?embedded=true“>questo modulo di iscrizione.

Per frequentare il corso è inoltre necessario essere soci, nel 2016, di Santorso in Transizione o di RIVE. La tessera di Santorso in Transizione richiede un contributo di 5 €, che sarà possibile versare all’inizio del corso per i non ancora associati nel 2016. Per chi invece voglia associarsi alla RIVE, ecco come fare.

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La facilitatrice:

Ellen Bermann: Ellen da anni si interessa e lavora sul cambiamento e ha co-fondato l’hub Transition Italia nel 2008. Da un’iniziale passione per la permacultura (che tuttora studia e pratica) è arrivata alle Transition Towns, apprezzando gli strumenti di innovazione sociale. Oltre a facilitare processi e formare a sua volta facilitatori per il cambiamento, sta man mano approfondendo e integrando aspetti e strumenti complementari come la Transizione Interiore, il “Lavoro che Riconnette” (Joanna Macy), Dragon Dreaming (John Croft), ecc. Da qualche anno si è trasferita con la sua famiglia nel Biellese, dove ha ri-abitato una vecchia cascina in montagna ubicata in un luogo magico di cui è custode e sta trasformando in centro olistico permaculturale di rigenerazione e di connessione chiamato Eden Sangha.

Come ci organizziamo?

Saremo ospiti all’Agriturismo Il Maggiociondolo, adagiato sulle pendici delle Prealpi vicentine, ad un’altitudine di 700 metri, nel cuore del verdeggiante altopiano del Tretto, a pochi passi dall’ecovillaggio in costruzione Corte del Vento.

Pasti: I pasti saranno vegetariani/vegani con un contributo richiesto di 24 € a persona per i 3 pasti (due pranzi e una cena) e le merende. Se vorrai aggiungere qualcosa di buono per le pause o i pasti, ne saremo tutti deliziati!

Dormire: Consigliamo vivamente di pernottare presso l’agriturismo, non solo perché è l’occasione di stare in un posto bellissimo, ma anche perché non tornare a casa per la notte rende più intensa l’esperienza. Per le prime dieci persone che si prenotano al Maggiociondolo abbiamo una tariffa super agevolata di 20 € e di 30 € dalla undicesima persona in poi (invece dei 50 € da listino). In alternativa potete pernottare presso delle abitazioni private di amici che stanno a qualche centinaio di metri dall’agriturismo, con un contributo di 10 € a notte.

Raggiungerci: Per le indicazioni stradali o con mezzi pubblici segui le indicazioni date dal sito del Maggiociondolo.

Viaggiare insieme è più bello e rispettoso dell’ambiente: non appena il corso sarà confermato metteremo in contatto i partecipanti in modo che possano organizzare un viaggio condiviso quando possibile.

Abbigliamento e accessori: Consigliamo abbigliamento comodo e informale. Potrebbero essere utili delle leggere scarpe da trekking per qualche breve passeggiata.

Per informazioni: giulio_pc@yahoo.it, tel.3405784029

Da vedere o leggere:

https://transitionitalia.wordpress.com/2015/04/23/6-innovazioni-della-transizione-interiore-che-hanno-cambiato-la-mia-vita/

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Primi passi di RiEconomy a Santorso

All’inizio eravamo un po’ timorosi di parlare pubblicamente di temi come i limiti della crescita e del picco del petrolio, soprattutto in un contesto industriale come il nostro. Come l’avrebbero presa gli imprenditori, gli industriali e i commercianti? Come potevamo portare queste problematiche difficili senza offrire risposte o un piano pronto e attuabile per contrastarle?

Con il tempo però la percezione è cambiata. Siamo oggi convinti che costruire resilienza in un ambiente imprenditoriale possa liberare un immenso potenziale latente e accelerare l’evoluzione verso un modello economico circolare e sostenibile.

Se siete nuovi al concetto di resilienza, prendetevi qualche minuto per guardare questo video. Parla di resilienza e punti di svolta in un sistema foresta, ma le stesse considerazioni valgono per qualsiasi altro sistema vi venga in mente – un’azienda, una nazione, il mondo della finanza, etc.. 

Se osserviamo per un momento il territorio di Santorso e dell’AltoVicentino non possiamo non notare:

  • l’enorme presenza di esperti di ogni settore (ingegneri, architetti, coltivatori, artigiani, psicologi, economisti, educatori, giovani laureati, etc..)
  • un diffuso spirito imprenditoriale che spinge fortemente la ricerca, la sperimentazione e l’innovazione
  • una cultura profondamente legata al territorio, le tradizioni, l’ambiente e la sostenibilità
  • una notevole quantità di risorse finanziarie che, anche se sempre più debole per colpa della crisi economica, è alla continua ricerca di nuove e più affidabili opportunità di investimento.

In una situazione come questa, ci siamo chiesti se sia possibile immaginare le persone, le imprese e le istituzioni ripensare assieme il proprio modello economico locale e dar vita ad attività economiche che generino benessere ed equità sociale, prosperino in condizioni di crisi energetica o climatica, e in una tale simbiosi da permetterle di non produrre rifiuti e inquinamento.

Per noi la risposta è ‘si’ e alcuni strumenti che usiamo nella rete della Transizione potrebbero venirci in aiuto. A Santorso, in particolare, c’è un’insolita densità di persone molto consapevoli dei temi e degli strumenti che utilizziamo; spingere i ragionamenti da una piccola nicchia ad un contesto territoriale potrebbe essere quindi la naturale evoluzione di quest’avventura, un’evoluzione di cui alcuni di noi sentono necessità e urgenza. Sappiamo bene che una transizione economica non può avvenire da un giorno all’altro, servono decenni, ma non varrebbe la pena di muovere i primi passi fin da subito?

Sono state queste riflessioni a spingerci, negli ultimi mesi dello scorso anno, a progettare un percorso di coinvolgimento della comunità sui temi dell’economia e della resilienza. Iniziare la ‘RiEconomy’, come la chiamano gli inglesi.

L’intervista

Avevamo subito bisogno di qualche parere, così ci siamo riservati un paio di settimane per condurre alcune interviste, sia tra gli amici transizionisti che tra persone coinvolte nella sfera commerciale, industriale e politica della zona. Abbiamo chiesto se avevano mai pensato al loro paese e al loro lavoro fra 10 o 20 anni, come se lo immaginavano e cosa vedevano di diverso rispetto a quello di oggi.

Dopo aver spiegato della nostra intenzione di iniziare un percorso improntato sull’economia, cercavamo di intuire le loro aspettative, i desideri e cosa li avrebbe spinti a partecipare.

Per molti degli intervistati era la prima volta che provavano a immaginare la loro vita fra 10 o 20 anni. E se già era difficile riuscirci con la propria vita personale e familiare, per quella di comunità o dell’economia di un paese intero prospettavano solo qualche idea vaga (qualche pista ciclabile in più, auto e bici elettriche..). Per quanto riguarda il presente, invece, quasi tutti si dicevano molto consapevoli della gravità della crisi economica attuale.

Uno degli intervistati ci confidò che il suo sogno era quello di vedere i commercianti e gli imprenditori del paese riunirsi in una rete di fiducia e di mutuo aiuto, per diventare più coesi, abili e, perché no?, felici. Il fatto che questa rete fosse assente, come lo è purtroppo anche tra vicini di casa e colleghi, gli dava tristezza.

Le interviste andavano generando anche un certo interesse per il fatto che qualcosa di simile potesse prendere vita nel proprio paese. Molti avevano bisogno di maggior chiarezza, altri lo consideravano un progetto affascinante ma utopistico, altri ancora si erano subito detti pronti a dare una mano.

Il messaggio era chiaro: sarebbe stato necessario lavorare molto sulle informazioni, portare nuovi punti di vista ed esempi di modelli economici diversi, creando uno spazio adeguato dove le persone potessero confrontarsi e avvicinarsi di più a questi argomenti, troppo spesso percepiti come distanti e noiosi.

Abbiamo allora pensato di fare un primo tentativo con un percorso diviso in 3 fasi: un ‘rieconomy talk’, una giornata di workshop e un Open Space finale di due giorni.

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Il talk

Tutto è cominciato con una serata in classico stile transizionista, alla ricerca del giusto equilibrio tra presentazioni in powerpoint, momenti di incontro, di gioco e di riflessione. Sono venute circa una quarantina di persone all’evento, per la maggior parte volti noti e qualche curioso.

La teoria del secchio bucato, l’effetto moltiplicatore locale, la baseline economica,le monete locali… un po’ alla volta tutte le teorie e le pratiche più interessanti della ri-economy venivano snocciolate per essere riconsiderate rispetto alla nostra realtà locale.

Ci siamo chiesti, ad esempio, quanti soldi fuoriescono dal nostro territorio ogni anno e gli effetti provocati da tale mancanza. Con l’aiuto dei dati ISTAT abbiamo fatto due calcoli, scoprendo che le circa 1470 famiglie di Santorso spendono ogni anno 2 mila euro in consumi energetici domestici, 2.8 milioni se consideriamo la spesa del paese intero. Quindi 2.8 milioni di euro che scappano dal paese ogni anno, indebolendo la nostra economia e aumentando la dipendenza da fonti energetiche lontane, come gas e metano. Quanti posti di lavoro si potrebbero creare con 2.8 milioni di euro? Come potremmo, ad esempio, investire diversamente queste risorse per aumentare la resilienza energetica degli edifici residenziali e industriali e al contempo creare nuovi posti di lavoro e diminuire le emissioni di anidride carbonica?

Se poi volessimo allargare il ragionamento ai trasporti (circa 7.4 milioni) e al cibo (7.8 milioni) troveremmo circa 18 milioni di euro all’anno spesi in beni provenienti dall’estero, una quantità enorme.

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Analizzare i flussi economici locali permette non solo di ricercare nuovi percorsi e possibilità, ma ha anche l’importante effetto di dimostrare come siamo collettivamente responsabili di ciò che accade attorno a noi.

Pensate per un momento a quanto del vostro stipendio viene speso in prodotti locali e quanto in prodotti provenienti dall’estero. Pensate anche ai vostri risparmi: sapete dove si trovano, come vengono utilizzati e da chi? Stanno sostenendo l’economia in cui vivete? E se si, sostengono un’economia che contribuisce alla rigenerazione del territorio o una che lo indebolisce?

Una volta che ci accorgiamo di come questo denaro sia già presente nella nostra comunità e di come ogni anno vada perso, potremmo allora cercare soluzioni per trattenerlo in modo che favorisca la nascita di nuovi posti di lavoro e attività economiche resilienti. Senza attendere leggi, fondi europei e interventi statali, quindi, potremmo mobilitarci per assicurare a noi e alle prossime generazioni le condizioni e le capacità per prosperare nell’imminente futuro. Un futuro che sappiamo bene essere molto più locale e meno energivoro rispetto a quello attuale.

È da tenere a mente che questi dati sono stime ed è bene prenderli con le pinze. Allo stesso tempo, però, ci possono dire molto delle opportunità presenti e di cui non ci accorgiamo.

Il motivo per cui non siamo in grado di renderci conto e di sfruttare queste opportunità, inoltre, è conosciuto: manca una rete di fiducia e dialogo, sistemi di feedback e di apprendimento continuo, strumenti di facilitazione e di co-progettazione, una visione sistemica e collettiva del futuro. Sono queste le lacune che la RiEconomy vuole aiutare a colmare.

Il workshop

Fin dall’inizio ci aveva colto una strana sensazione di deja-vu, di provare delle emozioni simili a quelle vissute 5 anni prima quando stavamo tentando di dar vita a Santorso in Transizione. Come allora, anche oggi abbiamo a che fare con concetti nuovi e complicati, poche risorse a cui attingere (quasi sempre in lingua inglese) e poca esperienza da parte nostra. Ma soprattutto, non sapevamo a chi poteva interessare un percorso del genere e come contattarlo.

Per questo motivo avevamo previsto, due settimane più tardi, una giornata di workshop al MegaHub di Schio, una giovane e dinamica realtà del territorio che offre formazione, spazi di condivisione e co-working.

Se avete partecipato a qualche transition day o transition training potreste avere un’idea di come ci eravamo organizzati. Discussioni in World cafè, attività di ecologia profonda, visioning… Tutto ciò che ci serviva per conoscerci, condividere le nostre conoscenze e ragionare insieme su come intraprendere un esperimento di questa portata nel nostro territorio.

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Uno degli spunti interessanti emersi durante il world cafè riguardava il tema del ‘gruppo guida’. Sappiamo infatti quanto sia importante la presenza di un piccolo gruppo di persone consapevoli e motivate che abbiano il coraggio di muovere da soli i primi passi ed esplorare nuovi ‘territori’. Solitamente queste persone dedicano un certo periodo di tempo per studiare bene gli argomenti, discuterli assieme e elaborare strategie per sensibilizzare e coinvolgere la cittadinanza. Nella transizione, solitamente, il gruppo decide fin da subito anche il momento in cui sciogliersi, una volta raggiunto l’obiettivo. Durante questo workshop c’era molta curiosità e attenzione, ma probabilmente pochi se la sarebbero sentita di far parte di un eventuale gruppo di approfondimento sulla RiEconomy. Qualcuno proponeva piuttosto di creare un gruppo nazionale di ricerca e studio, in modo da coinvolgere anche le altre iniziative italiane e accelerare la diffusione di questi nuovi temi.

È stato discusso, inoltre, di come sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e le imprese,  sviluppare le conoscenze e le capacità che ci servono, comunicare meglio quello che già accade nel nostro territorio, e così via..

Proporre tante attività e tavoli di lavoro in una sola giornata ha reso il tutto forse un po’ troppo frenetico e caotico, la carne al fuoco era tanta e i partecipanti avevano appena cominciato ad esplorare queste nuove questioni. Siamo riusciti comunque nell’intento di creare un terreno e un linguaggio comune, elementi indispensabili per arrivare preparati al terzo e ultimo evento.

L’Open Space 

Questi percorsi, quando iniziano, diventano spesso imprevedibili e sanno riservare molte sorprese. Una di queste ci si è presentata durante l’intervista con Ivano, un imprenditore di Santorso che conosceva da tempo la transizione senza però parteciparvi attivamente. Quando gli abbiamo parlato della rieconomy c’è stata subito intesa e grande interesse, tanto che si è offerto di ospitare il weekend dell’Open Space negli uffici e nel reparto produzione della sua impresa.Questo contesto ha saputo influenzare molto l’atmosfera e le conversazioni conferendovi un senso di concretezza e responsabilità.

Tra i presenti c’erano anche alcuni ingegneri, imprenditori e consulenti che, anche se non avevano partecipato ai primi due incontri, afferrarono immediatamente il concetto della resilienza e si fiondarono alla ricerca di soluzioni per alcuni dei temi emersi: mappature economiche del territorio, energia, agricoltura, rapporti aziendali, comunicazione e molti altri. Se volete maggiori dettagli date un’occhiata all’istant report.

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Uno dei concetti chiave emerso dai tavoli di discussione, è il fatto che la profonda connessione tra i diversi temi proposti dimostra l’inadeguatezza e l’insufficienza delle tanto ricercate “soluzioni concrete”. In effetti, qualsiasi soluzione applicata ad uno specifico problema può rivelarsi, oltre che insufficiente, potenzialmente pericolosa.

Nel tavolo della mappatura economica, ad esempio, ci si chiedeva quali sarebbero stati gli effetti di un ipotetico successo nel trattenere i flussi di denaro nel territorio. Se questi soldi venissero usati per costruire nuove case, strade o convertito i pochi terreni agricoli rimasti in cemento o asfalto, avrebbero eroso ulteriormente la capacità di carico del territorio. Il risultato sarebbe stato un immediato beneficio in termini di PIL ma anche  la certezza di ritrovarsi con problemi ancora più seri in futuro. La massima ‘I problemi di oggi nascono dalle soluzioni di ieri’  è piuttosto azzeccata in questo caso.

Era quindi evidente a tutti la necessità di integrare le soluzioni e le ‘buone pratiche’ ad un profondo cambiamento di mentalità e consapevolezza, capace di comprendere la complessità del mondo e basarsi su veri principi di sostenibilità e resilienza.

Questo però rende tutto ancora più complicato. Come si fa? Da dove si comincia? A chi spetta questo compito?

Sono domande che ci daranno filo da torcere nei prossimi tempi..

E ora?

Sono passati alcuni mesi dal termine dell’Open Space, tanto ci è voluto per celebrare il lavoro svolto, recuperare le energie e riflettere su cosa ha funzionato o meno.

È stato interessante ragionare sulla resilienza di un sistema complesso come quello economico, fatto di una miriade di persone e organizzazioni connesse da legami invisibili che si estendono da casa nostra al mondo intero, ed è stato bello farlo assieme agli amici e alle persone che vivono nella nostra stessa cittadina.

Se da una parte ci sono diverse consonanze con le prime fasi di un’iniziativa di transizione classica, dall’altra ci sono anche enormi differenze. Non ci sono libri o manuali a cui rivolgersi per cui ogni volta che si tenta qualcosa è un salto nel buio, ogni volta è una grande occasione per imparare e maturare insieme.

Siamo entusiasti di aver aperto un nuovo capitolo nella lunga storia verso la resilienza e di averlo iniziato con tanti nuovi compagni di viaggio. Vediamo dove ci porterà..

Un grazie particolare al Comune di Santorso per il supporto e la pazienza, al MegaHub per la fiducia, ad EcoZema per le sue immancabili stoviglie biodegradabili, a Ivano, Moreno e tutti i collaboratori della Modelleria Pozzan per l’ospitalità e l’allegria, alla nostra Giulia per i numeri kubrickiani, a Kadez e la sua biro e a tutti quelli che hanno trovato il coraggio e un po’ di follia per partecipare a questi esperimenti. Grazie infinite.

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Per chi vuole approfondire:

1) Il contesto della Transizione

▪Una panoramica delle sfide energetiche (e non solo) che ci troviamo ad affrontare: https://www.youtube.com/watch?v=VOMWzjrRiBg  (sottotitoli in italiano)

▪L’approccio della Transizione: https://www.youtube.com/watch?v=dYHLv5z4RBw (sottotitoli in italiano)

2) Il contesto della RiEconomy

http://www.rieconomy.org

▪video: https://www.youtube.com/watch?v=kNevnme8Egk (in italiano)

▪mappatura dell’economia locale: http://www.reconomy.org/leadership-projects/evaluate-the-economic-potential-of-your-new-economy/

▪esempi di imprese di Transizione: http://www.reconomy.org/inspiring-enterprises/

http://www.reconomy.org/wp-content/uploads/2014/05/Italian-REconomy-case-studies-Italian-detail.pdf

3) Costruire resilienza

▪Transizione Agroalimentare: http://www.indipendenzaenergetica.it/wp-content/uploads/2015/02/La-Transizione-Agroalimentare-Verso-Un-Modello-Indipendente-Dai-Combustibii-Fossili.pdf

▪Guida per amministratori locali: http://www.indipendenzaenergetica.it/doc/Post.Carbon.Cities-ITA-file.per.uso.sul.web.pdf

4) Economia

▪Molti studi ed esempi sull’economia circolare: http://www.ellenmacarthurfoundation.org/publications

▪New Economic Foundation (NEF): http://www.neweconomics.org

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