I principi della transizione

I principi contano

Sono importanti per farci tenere in considerazione dalle persone con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Sono importanti perché esprimono il nostro modo di guardare ai problemi, di elaborare risposte e di interagire con le persone. Sono importanti perché la realtà in cui operiamo può abbatterci e spiazzarci in ogni momento, e ci serve avere qualcosa di solido che ci supporti.

Questi sono i principi a cui la Transizione aspira come organizzazione, e speriamo che vengano adottati anche dalle altre iniziative.

Come tutte le altre cose, essi non sono scolpiti nella pietra, e se ci fosse il bisogno di modificarli, siamo aperti a nuovi input.

In questa pagina abbiamo elencato i principi della transizione, della permacultura e le caratteristiche dei sistemi resilienti – tutte facenti parte del modello di transizione.

1) Visione positiva

Siamo in grado di creare solo quello che abbiamo prima pensato / immaginato / sognato.

Se non siamo nemmeno in grado di immaginare un futuro positivo e migliore dell’attuale non saremo di certo in grado di crearlo. Al contempo, un messaggio positivo aiuta le persone a impegnarsi attivamente nelle sfide del nostro tempo. Il cambiamento sta già avvenendo – la nostra scelta è tra un futuro che vogliamo ed uno che decidiamo di subire passivamente. Le iniziative di transizione si basano sulla creazione di progetti visibili e tangibili, che mostrino in modo chiaro e pratico la visione della comunità in questione, al di là della sua dipendenza dai combustibili fossili.

Il nostro obiettivo primario non è fare campagne contro qualcosa o contro qualcuno, ma piuttosto evidenziare il lato positivo delle cose, potenziare quelle che sono le possibilità e le opportunità che abbiamo.

Lagenerazione di nuove storie e miti sono al centro di questo lavoro di ‘visioning’.

2) Aiutare le persone ad accedere ad una informazione corretta che li permetta di trovare fiducia e prendere buone decisioni. 

Le iniziative di Transizione si dedicano, attraverso tutti gli aspetti del loro lavoro, alla sensibilizzazione del picco del petrolio, il cambiamento climatico e le questioni connesse, come la crescita economica. In tal modo essi riconoscono la responsabilità di presentare tali informazioni in modi che siano giocosi, articolati, accessibili e coinvolgenti, e che permettano alle persone di sentirsi entusiaste e forti piuttosto che impotenti. Le iniziative di Transizione raccontano alla gente la versione più vicina alla realtà possibile, in tempi in cui le informazioni disponibili sono profondamente contraddittorie. Deve essere comunque rispettata la capacità di ogni persona di dare una risposta adeguata alla sua situazione.

3) Inclusione e apertura

Le iniziative di successo riescono a mettere in collegamento la grande diversità presente nella società. Deve essere garantita la massima apertura ed inclusione nei processi decisionali e di gruppo. In questo modo ci si pone l’obiettivo di raggiungere la comunità nella sua interezza; a sforzarsi, da una fase iniziale, di coinvolgere l’imprenditoria locale, le diverse associazioni, le autorità locali, etc.

Questo principio esplicita il concetto che nella sfida della decrescita energetica non c’è spazio per il concetto ‘noi-loro’.

Abbiamo bisogno di tutte le abilità di cui la comunità dispone: buoni ascoltatori, giardinieri, persone che amano fare e risolvere tutto, buone feste, dibattiti, ingegneri energetici, l’arte e la musica d’ispirazione, costruttori, progettisti, responsabili di progetto.

Portate la vostra passione e il vostro contributo – se non c’è un progetto che non vi appassiona, createne uno!

4) Abilitare la condivisione e Networking

Le iniziative di transizione si dedicano a condividere i loro successi, i fallimenti, le intuizioni e le connessioni a tutti i livelli della rete, in modo da creare un ‘corpo collettivo di esperienza’.

5) Costruire la resilienza

Questo principio sottolinea l’importanza fondamentale della costruzione della resilienza, ovvero la capacità delle nostre imprese, delle nostre comunità e dei nostri insediamenti di affrontare nel miglior modo possibile gli shock.

Le iniziative di transizione si impegnano a costruire la resilienza in una vasta gamma di settori (alimentare, economico, energetico, ecc) e anche su una serie di scale (dal locale al nazionale), come sembra più opportuno – e per impostarli in un contesto globale della necessità di fare tutto il possibile per garantire la resilienza ambientale generale.

La maggior parte delle comunità in passato hanno avuto – una o due generazioni fa – le competenze di base necessarie per la vita come la crescita e la conservazione degli alimenti, la produzione di vestiti, e la costruzione attraverso l’utilizzo di materiali locali.

6) Transizione interiore ed esteriore

Le sfide che abbiamo di fronte non sono solo causate da un modo sbagliato di utilizzare le nostre tecnologie, ma come risultato diretto della nostra visione del mondo e del nostro sistema di credenze.

L’impatto delle informazioni sullo stato del nostro pianeta può generare paura e dolore. Ciò può essere causato dallo stato di negazione in cui si trovano molte persone.

Esistono modelli psicologici che possono aiutarci a capire cosa sta realmente accadendo ed evitare processi inconsci che sabotano il cambiamento come, ad esempio, i modelli di dipendenze, o di cambiamento comportamentale.

Questo principio onora anche il fatto che la Transizione prospera perché consente e sostiene le persone a fare quello di cui sono appassionate, ciò che si sentono chiamate a fare.

7) La transizione ha senso – la soluzione è la stessa dimensione del problema

Molti film o libri suggeriscono che sia sufficiente cambiare le lampadine, riciclare e guidare auto più piccole. Questo provoca uno stato chiamato ‘dissonanza cognitiva’, uno stato di trance in cui vi è stata data una risposta, ma sapete che non servirà a risolvere il problema che state tentando di risolvere.

Siamo di fronte al fallimento dell’intero sistema; per questo dobbiamo vederlo nel suo complesso e non solamente attraverso i piccoli sottosistemi che lo compongono.

Lavoriamo con la complessità, imitando la natura in soluzioni basate sul problem-solving.

8) Sussidiarietà: l’auto-organizzazione e il processo decisionale al livello appropriato.

Questo principio finale sancisce l’idea che l’intenzione del modello di transizione non è quello di centralizzare o controllare il processo decisionale, ma piuttosto di lavorare con tutti, in modo che venga praticata al livello più appropriato, pratico e stimolante, e in un modo tale da imitare la capacità dei sistemi naturali di modellarsi e auto organizzarsi.

Creiamo modi di lavorare che sono facili da copiare e diffondere rapidamente.

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