Benvenuto nuovo presidente! :)

 

dd97771cf595133b6a53b5fea938e5e2Ecco a voi il nuovo consiglio di Santorso in Transizione in tutta il suo splendore con il nostro facilitatore sociocratico Andrea Stagliano!

Ogni anno, nei mesi di aprile – maggio, le associazioni si riuniscono in assemblea per guardare a quanto fatto nei mesi precedenti e delineare insieme la direzione futura.

Ogni 3 anni invece, per legge, si deve rieleggere il presidente e il consiglio direttivo. Come sapete, parlare di associazionismo e presidenze nell’esperimento di Transizione crea solo confusione, è insensato e spesso ostacola la diffusione di questa bella avventura. Quindi non ci stancheremo mai di ripeterlo – e ci sarà sempre qualcuno che non lo capisce – ma la Transizione NON è un’associazione né  un gruppo di persone. È un esperimento sociale che vede una comunità di persone iniziare un percorso di disintossicazione da un sistema altamente dipendente dai combustibili fossili e un paradigma competitivo ad uno più resiliente, equo, pacifico e prospero.  

Quindi perché l’associazione? Perché nel sistema attuale l’unico modo che si ha per essere riconosciuti, per comunicare delle informazioni (per esempio organizzare eventi, corsi, open space..) e stringere relazioni (con il comune, con le imprese, con altre organizzazioni) è attraverso delle forme giuridiche. Tra queste, le più leggere e semplici sono le associazioni.

Anche per questo motivo, uno degli obiettivi di Santorso in Transizione è ‘chiudere’, non essere più necessario, quasi completamente inutile.

Nonostante quindi la forma associativa ci abbia creato diversi problemi (quante volte abbiamo sentito dire: “cosa fate ‘voi’ della transizione?”oppure, “fai anche tu parte della ‘transizione’?”..), abbiamo saputo anche sfruttare l’occasione per sperimentare cose nuove.

Ad esempio, come si prendono decisioni assieme? Come si può creare una cultura di gruppo che stimoli il dialogo piuttosto che il confronto/dibattito? Una in cui le obiezioni siano fonte di crescita ed evoluzione per tutti e non come cose da nascondere sotto il tappeto? E soprattutto, come potrebbe essere un modo diverso di eleggere qualcuno senza far esplodere una guerra ma rafforzando i legami tra i membri della comunità e organizzazione?

Mentre la transizione va diffondendosi in tutto il mondo crescendo di complessità e di scala, la domanda che più assilla i transizionisti è: come si può organizzare tutto questo? Di che tipo di struttura abbiamo bisogno? Come possiamo evitare di ricreare le solite strutture lente e gerarchiche e svilupparne una che sia flessibile, leggera e resiliente pur essendo interconnessa a livello globale? Fu così che nel movimento internazionale delle città di transizione fu aggiunto un altro strumento alla cassetta degli attrezzi: la Sociocrazia.

È difficile spiegare qui cosa sia la Sociocrazia, vi basta sapere che si ispira ai modelli naturali e ai sistemi viventi, ne mima la capacità di adattarsi e di trasformarsi in modo continuo e permanente, crea le condizioni per cui le informazioni possano circolare rapidamente, in cui ci sia un alto livello di connessione e di scambio di feedback. Tutto questo attraverso la creazione di cerchi, ognuno destinato ad un aspetto specifico e nato da un particolare bisogno delle persone presenti nell’organizzazione.

L’anno scorso qualcuno di noi è stato a Bologna all’assemblea di Transition Italia in cui venne eletto il nuovo presidente (Pierre Houben) e il consiglio direttivo con metodi sociocratici- attenzione quando leggete queste parole a non ricadere nella trappola associazionistica, ricordate quanto detto qualche riga più sopra.

L’idea era quindi ovvia: perché non portare qui la sociocrazia e sperimentarla direttamente tra di noi senza corsi e introduzioni vari?  Avevamo anche la fortuna di avere qui a due passi il nostro amico Andrea Stagliano, co-presidente di RIVE, l’associazione italiana dei villaggi ecologici, anche lui esperto di sociocrazia.

“Andrea, ti andrebbe di facilitarci l’assemblea?” “Of course!”

Così è stato. Il 26 aprile eravamo lì alla casa del custode, in cerchio, prima di tutto a fare le solite cose noiose e obbligatorie (bilanci, etc..) e poi a pensare a noi.

Cosa succede durante un elezione sociocratica?

Avete presente le classiche elezioni a cui siamo abituati? Quelle dove ci sono dei candidati, tutti votano segretamente in un fogliettino e chi riceve più voti viene eletto? Ecco, niente di tutto questo.

In sociocrazia non ci sono candidati. Ogni persona nel cerchio sceglie chi pensa sia, tra i presenti, la persona giusta a ricoprire l’incarico. Quando è il momento, ognuno esprime la sua proposta, che però deve essere accompagnata da una motivazione valida. Non si può dire “scelgo Giulia perché mi sta simpatica”, piuttosto “scelgo Giulia perché è una persona tranquilla, responsabile e onesta, e per questo motivo la vedo nel ruolo di..” etc.

Il facilitatore (Andrea) raccoglie le proposte e poi propone il candidato – attenzione: non per il numero di voti ma per la qualità delle motivazioni. Questa modalità ha saputo rendere visibili tutte quelle meravigliose risorse, caratteristiche e conoscenze che le persone apportano continuamente all’interno dell’organizzazione, ma che non sono quasi mai riconosciute e celebrate. Non c’è niente da tenere nascosto e non c’è niente di cui lamentarsi: l’energia va tutta nelle potenzialità e nella forza presente in questa rete invisibile che univa i partecipanti. È stata un’esperienza molto potente e rigenerante, al contempo delicata e commovente.

Un forte abbraccio a Valeria, la nostra nuova bellissima presidente, a tutto il consiglio direttivo – Sabrina, Jago, Aldo e Rachele, e grazie infinitamente ad Andrea per il suo supporto e la sua professionalità e a chi c’era.

Giulio

(di Santorso in Transizione)

d11c913214fa6a70487a4bed6cab099f copiaIl timido passaggio di cariche.. 🙂

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