RiEconomy Open Space, un piccolo diario

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Di Paolo Magnabosco

(Chi è di fretta, clicchi qui: Istant-Report)

Il narratore di questa storia si alza la mattina del sabato ed esce di casa a piedi. C’è un bellissimo sentiero, fuori dal traffico che lo porta nel luogo dove deve andare che gli mostra la forza e la delicatezza della primavera. Parte da Santorso, attraversa i Volti, passa per la Masena, si incammina sulla strada che porta ai Tretti – l’incantevole altipiano di Schio – vede pararsi davanti a sé un grande fabbricone ottocentesco: sono le Fabbriche Saccardo!

Si addentra nel complesso, apre una porta che dà su un ufficio molto luminoso. Ci sono scrivanie, computer, luoghi dove fare riunioni; il tutto in un’unica grande stanza. Prendo delle scale di ferro, mi accolgono fredde luci al neon e un forte odore di legno e resina. Scendo nella zona produttiva della Modelleria Pozzan. Ci sono grandi macchinari, pezzi di legno ovunque, strumenti, tavole consumate dal lavoro e dipinte dalle macchie di colore. Tutto è ordinato e pulito con semplicità.

In questi due luoghi – uffici e zona produttiva – si è svolto l’energetico Rieconomy Open Space: una turbina umana di emozioni, progetti, contatti, scontri, incontri, risate ed energia. Per due intere giornate questa turbina ha lavorato in tavoli separati e in incontri comuni riuscendo a sprigionare una quantità di lavoro inimmaginabile!

La sensazione è stata davvero quella di essere parte di un gruppo veramente motivato (forse uno di quei gruppi a cui pensava Margaret Mead quando disse: “non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.”) e si vedevano ad ogni momento emergere nuove idee, nuovi imput, nuove energie, nuove visioni.

Inizialmente siamo stati un po’ delusi dal numero di partecipanti – nel progettare l’evento avevamo pensato ad un tetto massimo di 60 persone! Ma poi ci siamo subito resi conto che davvero “chi c’è è la persona giusta”, e il fatto di essere stati in pochi ci ha permesso di lavorare con molta più scioltezza.

D’altra parte l’invito all’evento era abbastanza specifico e quante persone in tutta italia (in tutto il mondo?) sanno cosa sia un “RiEconomy Open Space?”. Quante persone – in queste meravigliose giornate primaverili – hanno un tale interesse verso l’invito “Ripensiamo assieme la nostra economia locale”, da impegnare un intero week end; paganti, per di più?

Ebbene, non abbiamo raggiunto (forse per fortuna) i sessanta partecipanti, ma i venti presenti erano davvero tutte persone estremamente motivate, attive, intelligenti (ma cos’è l’intelligenza?), curiose, dinamiche e, soprattutto, pronte ad essere sorprese! A volte mi sembrava di essere dentro un flipper, come la pallina che ogni colpo che dà provoca un’illuminazione, un suono, un rimbalzo: tanti erano gli stimoli delle giornate!

Il bello è che erano tutti stimoli provocati dalla passione e dalla responsabilità dei partecipanti: Giulio, il facilitatore, ha solo aperto le due giornate con l’invito “ripensiamo assieme la nostra economia locale!”, dopo di ché siamo stati noi che abbiamo portato gli argomenti che ci stavano a cuore discutere e ci siamo auto organizzati in gruppi di lavoro paralleli.

Ogni tavolo ha prodotto un report del proprio lavoro che potete leggere qui: Istant-Report.

C’era chi progettava una mappatura dell’economia locale (sue risorse, bisogni, potenzialità, servizi…), chi si interrogava su nuove forme di economia locale, chi tentava di indovinarne lo sviluppo, nei prossimi cinque anni, del nostro territorio, chi rimaneva in silenzio a mediare.

Ora, provate ad immaginarvelo: una officina che modella il legno in un meraviglioso complesso di archeologia industriale. Macchinari e vetrate. Tavoli di lavoro. Tecnici e persone di passione in un dialogo appassionato ed energico. In un tavolo alcune persone (nell’officina! Mentre gli altri discutono tutti infervorati!) in silenzio che meditano. Fuori la primavera che sboccia.

 

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