Talk a Sovizzo e Camisano, come è andata?

Due transition talk in due giorni, perlopiù di lunedì e martedì, a distanza di pochi km l’uno dall’altro: avevamo molti dubbi se fosse la scelta giusta ma abbiamo voluto provare lo stesso..

Di solito non scrivo post su quello che succede nei ttalk, ma per questi due è stato diverso, leggendo qui sotto capirete perché..

A Sovizzo la stanza era piccolina, anzi più che una stanza era un atrio che collegava cinque stanze, in un paio di queste si stavano svolgendo lezioni di italiano rivolte a giovani stranieri, in un’altra c’era una riunione della ProLoco, nell’altra un ufficio e infine un bagno. Insomma c’era traffico. E poi cominciarono ad arrivare tutti.

I colleghi di Alessandro e la sua compagna, altri da Monteviale, Vicenza, Trissino, Montecchio Maggiore, Thiene. Dopo poco la stanza era già colma e abbiamo dovuto stringerci come sardine per starci tutti insieme – ed è stata una cosa carina, l’atmosfera diventò più intima e familiare come piace a noi.

Il talk, per chi c’è già stato, fu più o meno il solito, a parte i nuovi dati e aggiornamenti che non fanno che confermare la criticità della situazione in cui ci troviamo.

E poi quando si comincia a parlare di transizione l’energia nella stanza cambia: a mezzanotte, finita la presentazione e i nostri ‘giochi’, mangiando qualche fetta di torta e sorseggiando un buonissimo succo di banana e mela, sono rimasto sorpreso dalla reazione dei partecipanti. C’era tanta voglia di provare, di saperne di più, di mettersi in contatto con qualcuno del proprio paese. Ho avuto anche la fortuna di conoscere il loro sindaco, già molto sensibile a questi temi e disponibile a collaborare con la neonata e soprattutto molto determinata Sovizzo in Transizione.

Credo di poter dire che la serata è stata un vero successo. Grazie ad Alessandro e la sua compagna, i loro colleghi sovizzesi – pronti a cominciare il percorso di approfondimento sul manuale già martedì prossimo, e a tutti quanti (ah, anche ai mitici compagni del corso di Permacultura!).

Guardate qui sotto come siamo belli..

sovizzogruppo

..come sardine… 🙂

sardine

La sera dopo sono stato a Camisano nella fattoria didattica biologica ‘Al Confin’, in un bellissimo edificio in paglia costruito quest’estate. L’ambiente era molto diverso, era come stare in una taverna allargata, con appese alle pareti le foto della costruzione della casa e delle relative balle di paglia e di bambini che durante le attività estive si lanciano nel fango per la felicità dei loro genitori.

Poi cominciarono ad arrivare gli amici di Marta, l’organizzatrice, che, come dice sempre Enrico: ‘loro la fanno da sempre la transizione, solo che non lo sanno!’.

Ma per me è stato proprio l’arrivo di Enrico e sua moglie Elisa la sorpresa più bella della serata.

Era ormai più di un anno che questa coppia si faceva la tratta Caldogno-Santorso più volte la settimana (in barba al picco del petrolio) per venire a vedere un po’ di transizione da noi. É sempre stato un onore averli qui e mi/ci hanno aiutato moltissimo. Sono una coppia meravigliosa e non so cosa darei per averli come vicini di casa. Mi dava sempre un po’ di malinconia vederli tornare ogni volta a casa soli, con il sogno di far nascere un’iniziativa anche a Caldogno ma senza qualcuno con cui poterlo realizzare.

E invece stavolta me li vedo arrivare insieme ad altre 7-8 persone deliziose, curiose e simpatiche (c’era addirittura un assiduo frequentatore del blog di Ugo Bardi – in tutti questi anni è la prima volta che mi capita). Non potete immaginare la mia felicità! (..e meglio che mi fermi qui se no divento troppo.. zuccheroso 🙂

Tornando alla serata alla fattoria, direi che è sembrato tutto molto diverso da Sovizzo, la costante è stata la bellissima energia con cui siamo tornati a casa e i feedback che ho ricevuto.

Mi ha commosso conoscere Renato, un anziano signore che ha voluto donare la propria casa di campagna ad alcune associazioni locali perché ne facessero qualcosa di BELLO. Quando gli ho proposto di fare insieme una bella visione di quello che potrebbe diventare quel luogo fra 30 anni, mi ha risposto ‘ah ma io non lo vedrò mai cosa diventerà, sono vecchio!’ e ha sorriso. Però mi ha invitato a visitarla insieme a Marta e Paolo, non mi farò mancare l’occasione.

Ecco, a proposito. Prima di andare via Marta mi presenta Paolo, figlio dei proprietari della fattoria. Mi dà una lettera che aveva rivolto ai clienti che giornalmente comprano da lui ortaggi e quant’altro. Credo proprio valga la pena di leggerla, eccola qui sotto.

Stiamo inviando a tutti i nostri clienti/collaboratori questa lettera, che tenta di spiegare il nostro punto di vista, rispetto alle critiche (giustificate) che da qualche tempo riceviamo.

Sono ormai 3 anni che il cambiamento climatico si manifesta in maniera molto evidente.
Gli scorsi anni sono mancati gli inverni, oppure ci sono stati ma non come inverni classicamente noti. Quest’anno il clima ha mutato in maniera drastica anche nella “bella stagione” che per l’appunto non è stata tale. La piovosità, i giorni con scarsa luminosità, le temperature miti, l’umidità relativa, le grandinate e le giornate molto ventose le ricordiamo bene. Le conseguenze sulle piante si sono tradotte in una crescita non armoniosa con condizioni pedoclimatiche molto stressanti. Perfino il lavoro sui campi è stato molto duro perché il meteo non lasciava finestre di tempo utile per poter svolgere i lavori agricoli: qualche lavoro è rimasto da fare e qualche altro lavoro si è dovuto rifare perché ad esempio dopo aver zappato pioveva nuovamente (senza che le previsioni preannunciassero l’evento) e quindi le piante estirpate riattecchivano.
Al momento attuale le conseguenze ci vengono segnalate con critiche ed osservazioni quotidiane circa l’ortofrutta che consegniamo. Ad esempio: broccoli e cavolfiori che divengono gialli il giorno stesso dell’acquisto (perché cresciuti in ambiente asfittico), carote che marciscono velocemente oltre ad avere un sapore non adeguato, radicchi belli con marciumi interni (perché l’alta umidità relativa favorisce la presenza dei funghi), eccetera …
I climatologi parlano di nuove stagioni a cui reagire con altre colture e altri semi, spiace però evidenziare che da nostre prove svolte in questi anni tali colture (ad esempio il sorgo (non mais), tipico di areali aridi, vari tipi di cavolfiori, alcuni cereali invernali, ….) non raggiungono risultati apprezzabili perché comunque il clima è nuovo e non simile a quello vocato. Bisognerà ripartire dall’individuare per le solite colture nuove varietà, ma questo lavoro non è ancora cominciato e durerà diversi anni.

Siamo pertanto a spiegare la situazione attuale segnalando che, purtroppo, i problemi di qualità dell’ortofrutta ci saranno anche per i prossimi mesi e comunque anche per il resto dei prodotti locali che proponiamo. Chiediamo comprensione, per quanto possibile, e una rinnovata stima per permetterci di reagire alle variazioni climatiche con nuove strategie, alcune già individuate ed in fase di studio. Credo che ci saranno spiccate differenze nel modo di coltivare e produrre dalla prossima stagione, adeguandosi al cambio del modo di produrre e dello stile di vita che oramai ci vediamo costretti a perseguire. Penso che pianteremo molti alberi, anche in mezzo agli appezzamenti, in consociazione con le colture e penso che useremo molto meno il trattore; ci sarà di più da lavorare, anche per persone disabili, guadagneremo ancora meno ma capitalizzeremo di più, in beni non economici tipo la salute, la serenità, il paesaggio, l’eredità che lasceremo ai nostri figli, ecc…

Paolo Marostegan

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