2014: l’anno di RiEconomy Italia

Ciao a tutti,

ho pensato di scrivere questo post perché negli ultimi mesi stanno succedendo tante, tantissime cose, così tante che a volte non si ha nemmeno il tempo di comunicarle.

Tra tutte, quella che più mi entusiasma è la nascita del progetto RiEconomy Italia (legato ovviamente al Transition Network), al quale sto lavorando insieme a Cristiano Bottone, Giorgio Draghetti, e altri colleghi transizionisti. 

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La cosa interessante è che l’anno scorso ho avuto la possibilità di contribuire al Calendario del Cambiamento (quello di Kelios – vi sarà probabilmente arrivato via mail nelle vacanze natalizie), in cui ho voluto proprio parlare di economia, in particolare del progetto RiEconomy, sperando di trovare qualcuno interessato in Italia a lavorare su questo. Il testo – che trovate sotto – l’avevo scritto ad agosto, e da allora devo dire che ne è passata di acqua sotto i ponti.

Qualche settimana fa abbiamo organizzato il primo RiEconomy talk a San Giovanni Persiceto (Bologna) a cui è seguito un bellissimo Open Space svoltosi proprio lo scorso weekend. Siamo ancora allo stadio iniziale ma le opportunità e le possibilità sono infinite, così come l’interesse dimostrato dai partecipanti e dalle amministrazioni.

Se vi interessa potete trovare informazioni sul nuovo sito   rieconomy.it   o su quello originale inglese   http://www.reconomy.org   (molto più ricco ovviamente…. per ora :).

Fra poco tempo uscirà anche un documento che ho svolto personalmente per il transition network: vi troverete dei bellissimi esempi di attività economiche sostenibili e resilienti italiane, che speriamo serviranno ad ispirare altri a fare lo stesso… e anche di più!

Ma troppe, troppe cose, con il tempo vi faremo sapere tutto, magari quando ci vedremo alla prossima presentazione di RiEconomy a Santorso.

Visto che ormai siamo ad aprile, se non avete ancora stampato il calendario del cambiamento o non sapete dove leggere questo articolo non preoccupatevi: ve lo incollo qui sotto!

Giulio

ECONOMIA:

IL PROBLEMA Perché il nostro sistema economico è insostenibile? Perché si basa sulla crescita del PIL, cioè della crescita dei consumi, dello sfruttamento delle risorse, dell’inquinamento e così via. Sempre più studi scientifici dimostrano come l’uomo stia consumando più risorse di quanto il pianeta sia in grado di offrire e questo limita le possibilità all’economia di crescere. L’intero sistema si vede così costretto a compiere una profonda trasformazione, enorme nei suoi effetti quanto lo sono state la rivoluzione agricola (Neolitico, 7000 A.C.) e la rivoluzione industriale (XIX secolo).

Come se non bastasse, questa epocale transizione verso un nuovo modello sostenibile di scambi e di produzione deve avvenire in un lasso temporale più breve rispetto alle precedenti, dato che l’era del petrolio a basso prezzo sta volgendo ormai al termine.
Perché è difficile cambiare? Il problema è che ci è ancora molto difficile accettare che questo cambiamento possa avverarsi nell’arco della nostra vita. Quando sentiamo parlare di picco del petrolio, cambiamento climatico, crescite esponenziali o dell’attuale estinzione di massa delle specie animali e vegetali del pianeta, tendiamo a non prendere queste informazioni troppo sul serio. Il problema ci
sembra così grande che non troviamo il coraggio di guardarlo per quello che è, e così facendo non riusciamo nemmeno a metterci a lavorare nel trovare una soluzione.
È difficile curare una ferita se non si ha nemmeno il coraggiodi considerarla.
Quindi? Quello che vediamo è un sistema economico sempre più disfunzionale, che non riesce a immaginare se stesso più in là di un semestre o di un anno, e che sta portando inevitabilmente a un crollo della fiducia da parte degli investitori e di noi tutti. E questo è un problema, perché abbiamo tutti un gran bisogno di avere fiducia nel futuro, abbiamo bisogno di sapere dove stiamo andando. Dovremmo cominciare a vedere il picco del petrolio e il cambiamento climatico non più come tabù da tenere nascosti sotto il tappeto, ma come opportunità per smuoverci nel costruire un’economia sostenibile, più etica, rispettosa dell’ambiente, che por ti beneficio nel luogo e nella comunità in cui prospera. In poche parole ci serve una visione: se non siamo in grado di immaginare come possa essere un mondo sostenibile, resiliente e a basse emissioni di CO2, è molto difficile pensare di riuscirlo a progettare e realizzare. Se invece lavoriamo collettivamente sulla nostra visione, riusciremo ad avere più chiaro dove porre le nostre energie, la nostra fiducia e soprattutto i nostri soldi. Lo diceva una volta l’economista Adam Smith: ‘tutto il denaro è una questione di fede’.
Ma se guardiamo alle attuali strutture politiche e economiche, è irrealistico sperare che il sistema economico si possa auto-regolare in modo naturale (cioè attraverso il libero mercato e la mano invisibile) per diventare sostenibile e resiliente. La transizione deve essere attiva, e deve essere guidata. 

 

 

ECONOMIA: LA SOLUZIONE
Che fare? Pensate un momento alle persone che vivono nel vostro vicinato, paese o città: ingegneri e laureati di ogni sorta, architetti, economisti, ricercatori, imprenditori, contadini, artigiani, costruttori, artisti, filosofi e anziani che aspettano solo l’occasione di fare qualcosa, di dare il proprio contributo. Immaginate se mettessimo insieme tutto questo sapere con l’aiuto di strumenti di partecipazione quali Open Space Technology (OST: cerca bene nel calendario e scoprirai cos’è!) o simili. Abbiamo un’infinità di cose da discutere e da progettare per prepararci ad un futuro con meno energia, come ad esempio riqualificare le nostre infrastrutture energetiche e dei trasporti, rendere più efficienti le nostre case, investire in nuove fonti di energia rinnovabile, trovare nuovi modi per produrre e distribuire il cibo, ridare slancio alle imprese esistenti e soprattutto crearne di nuove.
Chi ci sta pensando?

Da questo tipo di esperimenti condotti all’interno del Transition Network è nato, appena 2 anni fa, il progetto Reconomy, con l’obiettivo di aiutare e supportare tutte quelle iniziative impegnate nel dar vita ad una nuova economia locale. Nel sito ufficiale, http://www.reconomy.org, si possono trovare tutte le informazioni, gli strumenti, i processi e soprattutto l’ispirazione per iniziare questa nuova avventura. Ci potete scaricare, ad esempio, uno studio molto interessante svolto nella cittadina di Totnes (UK), in cui è stata realizzata una mappatura dell’economia locale e analizzati i potenziali benefici che il processo di localizzazione potrebbe generare. È stato dimostrato che dirottando appena il 10% del denaro speso nei supermercati verso i negozi locali si potrebbero trattenere ben 2,2 milioni di Sterline, che tradotti significherebbero nuovi posti di lavoro e investimenti locali. Le stesse opportunità si presentano analizzando i vantaggi derivanti nel rendere più efficienti le nostre case e investendo in energie rinnovabili.

Navigando troverete altri esempi di imprese che presentano le caratteristiche di una ‘Transition Enterprise’ (o Impresa di Transizione), per esempio:

-The Big Lemon (Brighton, UK), che offre un’alternativa al trasporto pubblico mettendo a disposizione autobus alimentati con l’olio esausto proveniente dai ristoranti locali

-The Handmade Bakery (Slaithwaite, UK), un panificio artigianale nato grazie al supporto e al finanziamento degli stessi clienti appartenenti alla comunità locale, i quali si vedono ripagare gli interessi sul prestito attraverso il pane stesso

-ROCB – Robert Owen Community Banking – (Powys, Galles), una nuova banca in cerca di modelli di finanziamento più etici e resilienti, che permettono ai privati e alle imprese di avere accesso al credito e di investire in progetti locali.

-Anche in Italia ci sono iniziative che puntano in questa direzione come, ad esempio, la cooperativa senza scopo di lucro Reseda (Roma) http://www.resedaweb.org , che si occupa di decrescita energetica occupando anche persone disabili, impegnata nella cooperazione decentrata internazionale e nella formazione tecnica attraverso corsi e progetti di ricerca e sviluppo sulle tecnologie appropriate, o altre esperienze che trovate raccontate in queste pagine.
Ma questi sono solo alcuni esempi e siamo solo all’inizio; le opportunità sono veramente infinite.

Cosa posso fare io?

Prima di tutto devi smettere di sperare che ci sia qualcun altro che se ne stia occupando: se guardando in giro ti sembra che di queste cose non vi sia minimamente traccia significa che quello che deve cominciare sei TU! Dai vita ad un’iniziativa di transizione, sensibilizza la tua comunità su questi temi, parlane con l’amministrazione comunale e così via.
Il ‘PAES’ è un patto con il quale molti comuni di tutta Europa si impegnano a ridurre di almeno il 20% le emissioni di CO2 entro il 2020. Se hai la fortuna di vivere in un Comune firmatario cogli la palla al balzo: informati, condividi le tue idee e i tuoi sogni, fai partecipare la tua comunità!

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