“Praticare la Cittadinanza Planetaria” (Workshop)

Abbiamo conosciuto Debora Timossi appena qualche giorno fa grazie ad un’amica in comune. Debora è nata in Brasile ma negli ultimi mesi è in viaggio in Europa alla scoperta di progetti e luoghi interessanti, tra cui anche qualche città in Transizione. Lei è una facilitatrice appassionata di Dragon Dreaming e da diverso tempo sta promuovendo il progetto di “cittadinanza planetaria”, che vede sorretto da 3 pilastri: pensiero sistemico, compassione e azione cosciente (forse vi tornerà in mente il nostro testa-cuore-mani). Abbiamo colto l’occasione per conoscere il suo progetto organizzando un piccolo laboratorio introduttivo. Qui sotto la descrizione.

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È tempo di essere consapevoli del momento globale in cui ci troviamo come umanità, dove potremmo arrivare e come possiamo cominciare ad agire in modo più consapevole qui e ora.

Il workshop è un’opportunità per:

  • espandere la visione del mondo
  • riconnettersi alla natura umana
  • rafforzarsi per cambiare le proprie azioni quotidiane

Il Pianeta Terra è un’unica nazione e noi siamo i cittadini.

Stiamo tutti prendendo parte nel costruire un mondo più sano e il momento è qui e ora.

Ci proviamo assieme?

Ci vediamo sabato 11 novembre 2017
Alla Casa del Custode (via S. Maria s.n.)
Dalle 9:30 alle 13.00

Per partecipare: rispondete con una conferma a detimossi@gmail.com

Per il pranzo: vi invitiamo a portare qualcosa da condividere: torte salate, dolci, prelibatezze fatte in casa, stupiamoci!

Per maggiori informazioni:
Global Veins
www.globalveins.com
global veins

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Resilience Conference 2017: come è andata?

Se state leggendo queste righe è probabile che i concetti di Transizione e resilienza non vi siano nuovi. Ci sono buone probabilità, allora, che se vi dico ‘Johan Rockstrom’ o ‘Stockholm Resilience Center’ altre lampadine si accendono, non è così?

Ed è un bene: lo Stockholm Resilience Center è il più importante centro di ricerca accademica al mondo sulla resilienza applicata, in questo caso, ai SES, ovvero i sistemi socio-ecologici. Le motivazioni sono le stesse che muovono l’esperimento della Transizione, ma qui si preferisce studiare, produrre ‘papers’ e dilungarsi in infinite conversazioni tra computer e scartoffie, tra un aula di studio e la macchina del caffè, che in Svezia costa tanto e non è poi così buono.

In una delle opere d’arte del centro, trovo questa bella definizione:

“Impegnarsi per una biosfera resiliente non significa preservare lo status quo e circumnavigare il cambiamento. Si tratta di avere la capacità di gestirlo e convivere con esso. Il mondo è complesso e dinamico, pieno di incertezze e imprevisti e in cui i rapidi cambiamenti non sono più eccezioni ma la norma. Grandi svolte e tipping points ci aspettano dietro l’angolo. Il pensiero resiliente ci incoraggia ad anticipare, adattare, imparare e trasformare le azioni umane in vista delle sfide senza precedenti del nostro mondo sempre più complesso e turbolento.”

Insomma avete capito, questi fanno sul serio. Ma cominciamo dall’inizio.

Scendo dall’aereo e Juan del Rio dell’hub spagnolo è lì che mi aspetta. Dobbiamo correre a casa di Pella, la nostra ‘collega’ locale che vive a 15 minuti d’auto dal centro di Stoccolma, tra boschi infiniti, laghi, fiordi e bellissime casette di legno.

Un piccolo paradiso in cui non poteva mancare un giardino foresta, una bella serra per sopravvivere alle rigide temperature degli inverni nordici e tanti animali, tra cui alcuni simpaticissimi maialini.

Al termine di un rigenerante pomeriggio tra i sentieri di questo luogo magico, ci rifugiamo in casa per una cena a lume di candela con la famiglia di Pella e qualche curioso amico dell’iniziativa locale.

 

Sembra proprio di essere a casa, di conoscere tutti da tanto tempo: ci scambiamo sguardi di intesa quando cominciamo a raccontare dei successi e dei fallimenti dei nostri progetti, ridiamo, scherziamo, esprimiamo senza timore paure e speranze nel vivere in questo strano pianeta. Oh, e condividiamo ovviamente barzellette e video trash su youtube!

È bello vedere come in tutte le comunità del mondo – piccole o grandi che siano e con culture differenti – ci trovi sempre le stesse dinamiche e le stesse storie.

Si, probabilmente in Svezia sono culturalmente più avanti di noi in termini di sostenibilità e poi come non invidiare tutte quelle foreste e spazi selvaggi? Noi ce la sogniamo una densità di 20 abitanti per kmq! Provate voi però a coltivarvi l’orto invernale con 3-4 ore di luce al giorno, mica semplice. In ogni caso, è proprio difficile non innamorarsi di questi luoghi.

“Pella, possiamo stabilirci da te per qualche mesetto?” Magari..

Il giorno dopo infatti siamo costretti a salutare tutti per spostarci in fretta nel centro di Stoccolma, ospiti in un palazzo a dir poco ‘spaziale’, pieno di tecnologia, lusso e enormi vetrate sulla Stockholm City Hall – che per chi non lo sa è la location dove vengono tenute le cerimonie di consegna dei premi Nobel. Insieme a noi ci sono circa 1000 partecipanti provenienti da 70 nazioni, per la maggior parte studiosi e ricercatori ma anche qualche ‘practitioner’. Ecco, practitioner è il termine che si usa in questi ambienti per indicare le persone che ‘fanno cose’ e che sperimentano la resilienza sul campo, quelli come noi in altre parole. Insomma, siamo passati dalla natura selvaggia ad un luogo particolarmente affollato, che per tre giorni ci offrirà una lunga lista di sessioni e workshop. Se ci si perde ci viene in aiuto il pdf del programma, che conta circa 440 pagine e manca un indice a cui fare riferimento, chi lo legge è bravo!

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Come ad ogni conferenza cominciamo a fare cose e vedere gente: strette di mano, sorrisi, qualche sorpresa (ma dai! sei anche tu coinvolto in una TI?), ci si scambia i propri biglietti da visita (mannaggia non ci avevo pensato!) e si sperano di trovare le persone giuste con cui iniziare nuovi progetti o collaborazioni.

Già dalla cerimonia di apertura capisco quale sarà il mio home group: Juan, Pella, Monica (dell’hub brasiliano, che abbiamo subito riconosciuto tra la folla) e Martin, un amico meteorologo di Pella, il nostro Luca Lombroso nordico che ci aiuterà a raccogliere foto, video e interviste con i personaggi illustri.

Ed eccone subito una con il boss dello Stockolm Resilience Center, Johan Rockstrom: chi meglio di lui sa riassumere cosa significa vivere nell’Antropocene e dell’importanza di sviluppare resilienza? (attivate i sottotitoli!)


Una volta iniziata, la conferenza non si dimostra poi così emozionante. I titoli delle sessioni ci ispirano ma una volta lì comincia la frustrazione: sia per i ricercatori, che dispongono in media di 5 minuti per presentare i risultati dei loro studi, che per i practitioners, che vi trovano poche informazioni utili e poco interesse in ciò che viene presentato.

In ogni caso giro con curiosità e stupore in questo mondo accademico, che non avevo mai visto così da vicino e che trovo affascinante nonostante le sue ‘grandi’ imperfezioni.

È grazie a Juan, poi, se ho il privilegio di conoscere Lorenzo Chelleri, un ricercatore italiano esperto di resilienza urbana all’Università di Barcellona, che da tempo collabora con Juan e il resto dell’hub spagnolo. Lorenzo mi racconta tutti i retroscena del mondo accademico, i meccanismi visibili e invisibili, fino alla corsa al ‘rispetto’ che in questo ambiente, in modo simile ai ‘mi piace’ di facebook, dipende dal numero di citazioni delle proprie pubblicazioni nei paper di altri autori.

‘Hey, quella ha 15.000 citazioni, andiamo ad intervistarla!’

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Il tempo passa in modo leggero ma veloce finché, con la testa appesantita e confusa, ci ritroviamo alla plenaria finale per le ultime considerazioni sulla conferenza da parte dei più esperti. Per fare domande non occorre alzare la mano e richiedere il microfono, basta un tweet sul web. Pella è la prima ad estrarre il cellulare e la sua è anche la prima domanda posta a Rockstrom e colleghi: ‘quali sono le domande scomode che dobbiamo farci quando lavoriamo per produrre resilienza?

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Tutti ci danno risposte abbastanza insoddisfacenti a parte Rockstrom – che noi ormai chiamavamo amichevolmente ‘Rocky’ – che con coraggio va dritto al punto:

“ È sempre importante ricordare a noi stessi la differenza tra resilienza e sostenibilità: la sostenibilità è per definizione sempre ‘buona’, mentre la resilienza può essere ‘cattiva’. La domanda scomoda che dobbiamo porci è: qual’è la resilienza che dobbiamo abbattere? Quali sono le strutture della società che mantengono lo status quo e che sono inconsistenti per una trasformazione verso un futuro sostenibile? Quanto è stato resiliente il sistema finanziario, ad esempio, che dopo lo shock del 2008 è rimbalzato indietro ed è tornato nel suo comportamento insostenibile e improntato al breve termine? E quali sono gli altri grandi sistemi di cui dobbiamo abbatterne la resilienza? È un ambito accademico scomodo ma che dobbiamo affrontare. 

Ci sono molti sistemi culturali nella società di cui tutti noi siamo vittime. Possiamo ad esempio prendere un aereo per tornare a casa dopo la conferenza e sentirci a nostro agio. Questi profondi cambiamenti mentali sono importanti.

Ad esempio, abbiamo tutti vissuto la grande transizione delle sigarette. Una volta andavi in qualsiasi luogo e tutti fumavano. Era un fatto normale della vita, ma se qualcuno passasse di qui adesso con una sigaretta accesa lo butteremmo fuori, sarebbe un comportamento inaccettabile. Eppure ogni giorno vado in giro in bicicletta e accetto di respirare lo scarico dei motori diesel dei SUV e questo fa parte di ciò che consideriamo accettabile. Sono sicuro che fra 20 anni ci guarderemo indietro e ci diremo: ti ricordi quando accettavamo di respirare quella roba? Quanto stupidi eravamo? Questa è una delle grandi trasformazioni nelle percezioni che vivremo in modo esponenziale. Dobbiamo fare ancora molta ricerca per rompere sistemi resilienti di queste dimensioni. ”

La conferenza è ormai finita ma non i nostri impegni svedesi. Per la stessa sera infatti Pella e i suoi colleghi hanno organizzato una serata dal nome ‘Transition in other countries: how do they do it?’ in cui io, Juan e Monica raccontiamo un po’ cosa succede nei nostri paesi per poi divertirci e scambiare qualche chiacchiera con i locals.

La cosa divertente è che appena arrivo incontro Nicola, un ragazzo italiano che da anni vive a Stoccolma e che dopo una mezz’oretta che parliamo assieme si meraviglia: ‘ah ma sei di Santorso in Transizione? Ma dai! Raccontami com’è vivere in un VERO paese di Transizione!’ Ci eravamo anche sentiti al telefono qualche anno prima, è proprio piccolo il mondo.

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E così ancora una volta, lontano dal centro città e dagli spazi iper tecnologici, ritrovo questa calda sensazione famigliare nonostante non conosca quasi nessuno. In cerchio raccontiamo un po’ le nostre storie, facciamo qualche gioco assieme e celebriamo.

Ah, e come vuole la tradizione svedese, quando ci si ritrova in cerchio, si lanciano i propri stivali al centro, et voila!IMG_0266

Giulio Pesenti Campagnoni

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Attenti al meteo!

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Piccole botte, scottature e tagli (maledetta quella volta che abbiamo affettato la cipolla con il coltello nuovo e affilato..!) possono sorprenderci tutti i giorni, per questo teniamo con noi la cassetta del pronto soccorso: un cerotto e un po’ disinfettante possono servirci quanto basta e tenerli sempre al nostro fianco ci fa risparmiare tempo ed evitare possibili imprevisti.

Negli ultimi anni anche gli eventi meteo estremi sembrano essere diventati ‘normali’, piuttosto che ‘rare eccezioni’. Il caso record del ciclone che ha colpito Houston pochi giorni fa è solo l’ultimo di una lunga serie,  ma anche qui nel vicentino il meteo ci coglie spesso impreparati. Ricordate Vicenza durante l’alluvione del 2010? La frana ad Enego quest’estate..?

Il clima è cambiato e così ha fatto il meteo. Serve allora aggiornare la cassetta del pronto soccorso, saper prevedere e prevenire queste situazioni e soprattutto gestirle al meglio quando si presentano dinnanzi a noi con tutta la loro forza.

Venerdì 6 ottobre alle 20.30 alla Casa del Custode di Santorso, Cristiano Bottone di Transition Italia ci mostrerà alcuni accorgimenti e strumenti utili da adottare in casi simili, con il prezioso aiuto ‘virtuale’ del meteorologo Luca Lombroso.

Vi aspettiamo.

(Partecipazione gratuita)

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Cibi fermentati

Siamo felici di invitarvi al frizzantissimo…
Corso teorico pratico sulla fermentazione e gli alimenti probiotici

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DOMENICA 27 AGOSTO, DALLE 9.00 ALLE 18.00 PRESSO LA SEDE DEGLI SCOUT DIETRO LA CHIESA DI S. MARIA A SANTORSO (VI)
Attraverso la fermentazione si possono ottenere cibi più digeribili e sicuri che rinforzano il nostro sistema immunitario e in più ci forniscono gli enzimi necessari per la digestione e il buon funzionamento dell’organismo. Scopriremo assieme come preparare CRAUTI, GIARDINIERA IN SALAMOIA, KIMCHI (RICETTA KOREANA DI VERDURE SPEZIATE FERMENTATE), KOMBUCHA E DOSA (PIADINA A BASE DI RISO FERMENTATO).
COSTO : 60 euro + 5 euro ( tessera associativa di santorso in transizione)
Docente: Carlo Nesler, esperto di fermentazioni e fondatore della cibofficina microbiotica
Per iscrizioni e informazioni mandare una mail a: santorsointransizione@gmail.com

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Erbe e fiori si raccontano: com’ è andata?

Una rappresentazione diversa,curiosa, piacevole, semplice, profonda”, “Sono stati momenti delicati, di sintonia pura”.

Come non essere orgogliosi di sentire questi commenti alla fine dello spettacolo?

Da molto tempo avevo in testa l’ idea di organizzare una serata di letture su erbe e fiori ma ne avevo sempre rimandato la realizzazione. Da sola potevo fare ben poco, riuscivo a immaginare solo qualcosa di molto semplice, per non dire povero. Nel momento in cui mi si è presentata l’ occasione e ho condiviso l’ idea con i miei compagni, il sogno ha cominciato a delinearsi e ad arricchirsi di nuove forme che da sola non avrei mai potuto immaginare. Come un fuoco d’ artificio, zampillo dopo zampillo, con entusiasmo e in crescendo, andava a costruirsi lo spettacolo nella sua forma definitiva: coinvolgente e colorato, inatteso e anche romantico!

 

 

Eravamo nella bellissima Chiesetta di San Dionigi a Santorso, c’ era molta gente, pubblico attento, interessato, silenzioso. Con gli occhi seguiva i colori che Martina stendeva sapientemente sulla tela, colori che davano vita a erbe e fiori di cui io raccontavo le storie; le orecchie, invece, ascoltavano le musiche che Jago e Enrico ci offrivano suonando in sottofondo. Valeria con cura porgeva erbe essiccate ed oli essenziali, erbe da annusare e da toccare che avremmo poi degustato in infusione a fine spettacolo. Tanti ingredienti, le nostre passioni, unite in una miscela che abbiamo offerto al pubblico: la nostra sintonia, quella che abbiamo sentito esibendoci.

Nel finale la voce di Martina ci ha cullati cantando “La vie en rose”. Nel silenzio del pubblico e negli sguardi leggevo l’ incanto che si era creato, ed è stato bello vedere in prima fila, dopo le prima note,  una coppia tenersi teneramente per mano.

Sabrina

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La difesa biologica dell’orto – incontro con Luca Conte

Ciao a tutt*!

Siamo felici di invitarvi ad un incontro sul riconoscimento, biologia e comportamento dei principali organismi utili, nostri alleati nelle difesa delle coltivazioni.
Il relatore sarà Luca Conte, agroecologo della Scuola Esperienziale Itinerante di Agricoltura Biologica.

Ci troviamo il 10 giugno alle 16.00 presso la Casa del Custode di Villa Rossi a Santorso, VI

Ingresso libero con tessera di Santorso in Transizione

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Transition Gathering & incontro con Rob Hopkins

 

Transition_Gathering
Care tutte e tutti,
proviamo a fare il punto della situazione:
 
Quest’anno la riunione mondiale degli hub* della Transizione è in Italia, a Santorso.
Le giornate di lavoro sono riservate ai delegati degli hub, ma la sera di sabato 27 maggio e domenica 28 sono due giornate aperte a tutti, trovate il programma completo qui:

http://transitionitalia.it/santorso/  o nel volantino Transition_Gathering.

Per partecipare bisogna iscriversi e i posti sono limitati, quindi se vi viene la voglia… bisogna muoversi. Sarà un occasione abbastanza irripetibile di trovare riuniti tutti nello stesso luogo molti di quelli che la Transizione la stanno facendo e inventando, da Rob Hopkins in giù..

Ci sarà da divertirsi!

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