Vi presentiamo: Salta La Corrente

Salta la corrente_12dicembre2018

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Esplorando il futuro della Democrazia: come è andata?

Chi l’avrebbe mai detto che un workshop dal titolo “Esplorando il futuro della democrazia” avrebbe raccolto l’adesione di quasi una trentina di persone provenienti da un po’ tutto l’altovicentino? E se queste persone avessero saputo fin dall’inizio che sarebbero finite a gestire flotte di pescherecci, a dover prendere decisioni critiche sul futuro dell’umanità e a eleggere qualcuno – per la prima volta – appoggiandosi sul potere dell’”assenso” piuttosto che su quello della “maggioranza”… sarebbero venute lo stesso?

Non credo, ma andiamo per ordine..

Perchè un workshop sulla democrazia?

Questo laboratorio si inserisce in un progetto europeo (di cui il Comune di Santorso è partner), il cui obiettivo è la diffusione e la condivisione di idee e strumenti che permettano una più efficiente gestione del territorio in partnership con i cittadini e le comunità locali.

In particolare, il progetto si chiama RECOV (REthinking COllaborative Values for public services) e potete trovare maggiori informazioni qui.

Se abbiamo seguito le vicende globali negli ultimi anni, ci saremmo probabilmente accorti che molte cose ci stanno sfuggendo di mano, che si tratti di cambiamenti climatici, inquinamento, ineguaglianze economiche, disastri ambientali o derive autoritarie.

Un po’ a tutti i livelli le persone cominciano a farsi delle domande per come uscire da questa tempesta perfetta, chi appoggiandosi a nuove visioni politiche, chi a nuove tecnologie, chi a nuovi modelli economici.

Altri si chiedono addirittura se siamo effettivamente in grado di comprendere, anticipare e gestire situazioni tanto enormi e complesse con cui mai nessun essere umano si era confrontato prima.

In particolare, ci si chiede se il metodo di governo oggi più diffuso – quello democratico – dispone effettivamente delle qualità e dei presupposti per permettere l’evoluzione della società globale in tempi incerti e delicati.

I risultati delle ultime elezioni e dei referendum, in Italia come in tutto il mondo, ci ricordano come la maggioranza non sempre appoggi decisioni razionali e a lungo termine, basate su dati concreti, trasparenti e oggettivi. Oltre a ciò, in un contesto storico dominato da fake news, chiacchiere da social networks, superstizione e metodi di propaganda basati sui big data e una conoscenza meticolosa dei meccanismi mentali e comportamentali degli esseri umani, ciò che la gente pensa e crede è sempre più distante dal funzionamento reale del mondo esterno.

Se ad oggi la maggior parte di noi non sa distinguere una bufala da una notizia vera, immaginate quando fra pochi mesi diventeranno la normalità video preparati a regola d’arte in cui potremo far dire qualsiasi cosa a chiunque vogliamo. Cliccate qui per un assaggio e pensate alle conseguenze che questo avrà sul sistema sociale e culturale nei prossimi anni. E non dimentichiamoci che chi crederà e condividerà nelle proprie cerchie simili informazioni distorte e manipolatorie si ritroverà ben presto a dare il voto su temi di importanza vitale per il nostro futuro.

Partendo da questi presupposti, abbiamo deciso di organizzare una due-giorni di laboratorio interattivo in cui esplorare assieme sia le criticità del mondo esterno, sia metodologie e pratiche moderne di governance e decision-making. Il tentativo è quello di superare i concetti di democrazia, potere della maggioranza e altre abitudini e usanze che, nel lungo andare, temiamo potrebbero rivelarsi pericolose. Almeno, ci proviamo…

Andare a pesca

Il primo sabato è stato dedicato, come dicevamo, all’esplorazione del mondo esterno.

Per fare ciò abbiamo adattato una simulazione interattiva – ideata al MIT di Boston – in cui i partecipanti si sono cimentati nella gestione di alcune aziende di pescherecci, competendo con le altre squadre per i banchi di pesce presenti nelle acque della costa e del mare profondo.

Senza spoilerarvi cosa accade durante la simulazione, vi possiamo dire che, se nei primi anni tutto sembra facile e divertente – mentre i pesci e i soldi crescono rendendo tutti più ricchi – , verso la fine del gioco le cose si complicano. E di molto. Le squadre si troveranno in un momento di tale difficoltà che l’unica soluzione sarà quella di confrontarsi con i loro avversari e prendere assieme a loro una decisione critica sul proprio futuro. Qui viene il bello: non c’è nessuno a cui delegare la responsabilità delle azioni passate, il tempo stringe e una decisione deve essere presa. Serve essere saggi e intelligenti, serve collaborare e dare il meglio come gruppo. Se non si riuscirà ad organizzarsi e accordarsi su una decisione saranno tempi bui per tutti.

Nel caos generale, ci si rende improvvisamente conto che: nessuno ha ben chiara la situazione, non ci si fida gli uni degli altri, non ci sono proposte chiare e quelle che emergono in modo confuso dalle discussioni non piacciono quasi a nessuno.

Che da questi presupposti possa nascere mai qualcosa di buono?

Tenete conto che questa simulazione è stata proposta migliaia di volte in tutto il mondo e vi hanno partecipato esperti, leaders e persone già molto consapevoli e attente ai temi della gestione delle risorse. Eppure, non importa la loro buona fede e il loro impegno, tutti arrivano sempre e inevitabilmente a questo momento critico.

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Il mondo reale

I due temi chiave dell’incontro erano quindi chiari a tutti.

Il primo è che la maggior parte dei nostri problemi, la loro causa profonda, risiede nel mondo reale e termodinamico. Quando c’è abbondanza di risorse, il sole splende e il mare è calmo, la vita è facile e tranquilla e ognuno può godersi il frutto del proprio lavoro senza bisogno di ragionare troppo o pensare a cosa accadrà in futuro, senza nemmeno chiedersi da cosa dipenda tutto questo benessere.

Ma quando le condizioni si fanno avverse e gli effetti cominciano a farsi sentire sui risultati economici, è richiesto uno sforzo in più e le vecchie abitudini – tra cui la semplice scelta del me ne frego – risultano fatali.

Nel gioco come nella vita reale, inoltre, gli individui non sono quasi mai a conoscenza delle condizioni specifiche delle risorse su cui basano la loro vita e le loro attività economiche (i pesci nel gioco, combustibili fossili, metalli, minerali, foreste e tutto il resto nel mondo reale), ma ne percepiscono i sintomi, quando ormai è troppo tardi, attraverso una diminuzione del reddito e delle disponibilità economiche. L’esaurimento delle risorse e il successivo crollo economico sono pattern studiati e analizzati da moltissimo tempo ma che, fuori dalle cerchie di studiosi e appassionati, sono praticamente sconosciuti.

Lo studio più famoso e significativo risale ai primi anni 70’, quando per la prima volta si analizzarono i possibili scenari futuri del sistema mondo. Lo studio venne da molti screditato per aver promosso l’idea che, nel caso l’umanità non avesse invertito la rotta in tempo, i sintomi sul sistema economico e politico si sarebbero presentati nei primi decenni del 21 secolo. Da questo punto di vista quindi, potrà non sembrare una sorpresa se da più di un decennio il mondo si ritrova in una spirale di crisi economica, sociale, politica, ambientale e culturale. Eppure, ancora facciamo fatica ad accettare che le cause risiedono nell’equilibrio dinamico tra popolazione umana e risorse.

L’organizzazione

Il secondo tema riguarda invece il modo in cui gli esseri umani si organizzano per prendere decisioni e risolvere i problemi che quotidianamente si ritrovano ad affrontare.

Le regole e le strutture che adottiamo quando ci relazioniamo con gli altri – anche inconsapevolmente –  sono determinanti e influenzano fortemente le nostre decisioni e i nostri comportamenti. Possono fare da ago della bilancia per dei pescatori che decidono sul proprio futuro e potrebbero farlo anche per un’intera civiltà industriale mentre affronta i cambiamenti climatici planetari e l’esaurimento delle risorse. Ad oggi la maggior parte delle nazioni del mondo adotta la democrazia come metodo di governo, non solo per il funzionamento degli organi di Stato ma a tutti i livelli: gruppi spontanei, associazioni, amministrazioni locali e così via.

Nonostante molti la considerino come la miglior forma di governo (o almeno la “meno peggio”) cominciano a nascere molti dubbi se questa sarà effettivamente in grado di tirarci fuori dai pasticci planetari. Osservando, nel piccolo, come si comportano i partecipanti-pescatori quando la disponibilità di pesce si fa critica e, nel grande, quando i governi tendono a rompere il dialogo e uscire dai trattati sul clima proprio nel momento in cui gli effetti dei cambiamenti climatici si fanno più evidenti, i dubbi nel volersi appoggiare alla “maggioranza” o al “popolo” per disporre di razionalità e saggezza, si rafforzano.

Probabilmente avrete percepito anche voi un senso di straniamento ogni qualvolta avete partecipato ad un referendum o vi siete ritrovati ad urlare contro lo schermo della televisione in un momento di tensione durante una campagna elettorale. Immaginate come si deve sentire un cittadino britannico quando pensa alle conseguenze della Brexit, voluta dalla maggioranza dei votanti al referendum, ma da solo il 37% degli aventi diritto al voto.

Ha davvero senso in un mondo tanto complesso, volatile, ambiguo e incerto, prendere delle decisioni di enorme portata attraverso un SI e un NO al referendum? Crediamo davvero che la colpa di una decisione sbagliata sia dovuta all’incompetenza delle persone e non alle regole del gioco a cui abbiamo accettato di giocare? Davvero pensiamo che un sistema competitivo come quello politico – che va generando estremismi, conflitti e odio – sia in grado di creare uno spazio di fiducia e collaborazione dove portare gruppi di individui a riflettere e a raggiungere le migliori decisioni possibili?

È importante sottolineare come nel 1968, quando Garrett Hardin introdusse per la prima volta il termine “tragedia dei beni comuni” – per indicare il fenomeno di esaurimento delle risorse dovuto al libero agire degli individui -, non lo fece con particolare ottimismo. Affermava come questo fosse il naturale fluire delle cose, a cui tutte le specie viventi partecipano, inclusi gli esseri umani. Sarebbe stato quindi inutile cercare di contenere questo processo, dato che, appunto, non è possibile cambiare l’ordine naturale delle cose.

Insomma, secondo Hardin anche alla nostra civiltà globale sarebbe toccato lo stesso destino di tutte le altre prima di noi (i maya, gli egiziani, i romani), solamente in modo più rapido e con risultati più simili all’Isola di Pasqua che al medioevo.

Fu solo nei primi anni ‘90, grazie al lavoro di Elinor Ostrom (prima donna a vincere un premio Nobel per l’economia nel 2009), che si cominciò a ragionare sullo sviluppo di metodi di governance per i beni e le risorse comuni. Nel suo libro, Elinor fece un elenco di alcuni principi su cui appoggiarsi, tra cui:

  • Definire i confini (delle risorse e delle comunità che ne fanno uso)
  • Definire i legittimi utenti
  • Adattamento locale (le regole vengono adattate al contesto locale)
  • Decisioni inclusive (chi usa le risorse deve essere incluso nelle decisioni)
  • Monitoraggio costante delle risorse
  • Condivisione delle conoscenze (tutti devono disporre delle migliori e più recenti informazioni)
  • Responsabilità (definire sanzioni per chi infrange le regole)
  • Mediazione (offrire capacità di mediazione e di risoluzione dei conflitti)
  • Governare localmente (le comunità locali vengono riconosciute dagli organismi superiori)
  • Non esternalizzare i costi

 

Spunti di Governance Dinamica / Sociocrazia

Nonostante la Ostrom non avesse proposto un metodo pronto all’uso con cui lavorare per soddisfare questi principi, possiamo dire che negli ultimi decenni sono stati fatti molti passi avanti in tal senso, soprattutto nei contesti aziendali. Forse è proprio in quel mondo, dove si è costretti ad evolvere e adattarsi ai continui e repentini mutamenti del mercato, che si sente la necessità di organizzarsi in modo agile, efficiente e responsabile. Se l’azienda prende decisioni sbagliate mette a rischio la sua stessa sopravvivenza. Quindi l’attenzione a questi temi è immensamente più grande di quanto accada, ad esempio, a livello politico. Holacracy, Agile organisations, Teal organisations, Lean Management.. questi sono solo alcuni dei termini in cui vi potreste imbattere nell’approfondire tutto ciò. Se cercate un consiglio di lettura da cui cominciare, cliccate qui: Reinventing organisations.

In questo laboratorio abbiamo voluto offrire ai partecipanti un’introduzione alla Governance Dinamica (a.k.a. Sociocrazia), che potreste immaginare come una versione gratuita dell’Holacracy, dato che è libera e tutto il materiale può essere scaricato dal sito https://sociocracy30.org.

In una giornata abbiamo potuto ovviamente toccare con mano solo un paio dei tantissimi mattoncini (pattern) di cui è composta la sociocrazia. Dopo una piccola introduzione alle diverse forme organizzative in cui gli esseri umani sono soliti organizzarsi, quindi, abbiamo provato ad usare il metodo dell’assenso in due contesti: approvare una proposta e condurre un elezione.

Ecco: l’assenso è una delle cose più semplici e allo stesso tempo potenti e difficili da metabolizzare che la Governance Dinamica ci offre. In pratica esso sposta il potere non più alla maggioranza, al capo o al singolo, ma lo dà all’obiettivo, al motivo per cui ci stiamo organizzando. Quando approviamo per assenso ci chiediamo: quello che sto/stiamo facendo mi aiuta a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati? Quello che stiamo facendo / il tempo che stiamo usando, risponde ad un bisogno effettivo di cui siamo consapevoli o ad una notizia che ho sentito dire da qualcuno al bar? Quello che stiamo facendo porta a dei rischi? È pericoloso? Allora in quel caso sono le regole stesse del gioco sociocratico che portano a fermarti per riflettere e migliorare la decisione per il bene di tutti. Nonostante queste cose possano sembrare ovvietà, una volta che le si provano ci si accorge di quanto molto spesso ci troviamo a giocare ad un gioco diverso dove non ci si diverte più di tanto, dove si cerca di vincere e di avere ragione piuttosto che cooperare e giocare a rendere la vita migliore.

Non stiamo ovviamente dicendo che la Governance Dinamica sia la soluzione a tutto, anzi. È poco diffusa e non sappiamo ancora come poterla integrare nei meccanismi politici attuali (anche se qualcuno ci sta provando e fra qualche mese ne sapremo di più!). Servono corsi di formazione, tanta pratica e uno shift della cultura organizzativa verso il paradigma dell’assenso e del metodo scientifico. Soprattutto: serve tempo.

Sappiamo però quanto aiuti piccoli e grandi gruppi a lavorare bene quotidianamente, a migliorare la qualità delle decisioni, la loro resilienza e la loro capacità di adattamento e trasformazione.

In un momento storico come il nostro, crediamo sia necessario adottare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per avvicinarci ai nostri obiettivi di sostenibilità, accelerando una transizione che deve passare, per forza di cose, anche in quelle strutture e regole che danno forma alla nostra vita collettiva.

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Siamo tanto felici di aver avuto l’occasione di esplorare assieme a voi temi tanto delicati quanto attuali, di esserci messi in gioco e di aver creato una piccola rete con cui condividere e confrontarci sul futuro della democrazia.

Ora vediamo di premere ancora di più sull’acceleratore..


Giulio Pesenti Campagnoni

 

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Laboratorio – Esplorando il futuro della democrazia

Esplorando il futuro della democrazia
Sabato 24 e sabato 1 dicembre, a Santorso, terremo un laboratorio partecipato sui temi della sostenibilità e della democrazia locale.
Il laboratorio fa parte del progetto europeo RECOV di cui il Comune di Santorso è partner insieme ad ALDA – European Association For Local Democracy.
L’obiettivo è quello di esplorare le sfide globali del nostro secolo sperimentando assieme metodi di decision making adeguati nella gestione di un mondo sempre più complesso e imprevedibile.
Il laboratorio potrebbe fare al caso tuo se:
  • sei consapevole della necessità di trasformare e/o innovare le attuali forme organizzative (nei gruppi e nelle associazioni, nel posto di lavoro e nella pubblica amministrazione);
  • hai a cuore i temi della sostenibilità e della resilienza;
  • desideri adottare un approccio sistemico nella vita personale e lavorativa (un esempio qui);
  • desideri far parte di una rete locale di condivisione e pratica sui temi della sostenibilità e sui metodi di governance locale smart;
Programma
Sabato 24/11
  • Sperimentare la gestione collettiva di risorse rinnovabili attraverso l’utilizzo del Fishbanks LTD – una simulazione interattiva dell’industria peschereccia inventata dal Prof. Dennis Meadows del MIT di Boston. Per info, qui;
  • Esplorare i punti di forza e di debolezza degli attuali modelli democratici nella gestione di sistemi complessi;
Domenica 1/12
  • Conoscere e fare pratica di metodi organizzativi e decisionali agili, in particolare nell’utilizzo della Governance Dinamica (conosciuta anche come Sociocrazia). Per info, qui.
Iscrizioni
Per una gestione ottimale delle presenze e dell’accoglienza da parte nostra, ti invitiamo ad aderire attraverso il modulo di adesione, attivo fino al 16 novembre 2018: clicca qui.
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Salta la Corrente – Azione!

Ciao a tutti,

Crediamo sia arrivato il momento di diventare operativi e di coinvolgere se stessi, amici, parenti e colleghi nel passaggio a contratti di fornitura di energia elettrica rinnovabile!

Siete tutti invitati alla Casa del Custode il prossimo mercoledì 24 ottobre alle 20.30 per risolvere gli ultimi dubbi rimasti e sviluppare una strategia di azione sul campo. L’idea è anche quella di creare una squadra di “ambasciatori” che diffonda la voce in modo capillare (a Santorso e oltre confine), che tenga traccia dei diversi salti (ci servirà per comunicare i risultati del progetto), che scambi informazioni e faccia evolvere il progetto in futuro.

Sono invitati tutti, anche chi è solo interessato e anche chi non ha partecipato alle serate precedenti.

Per rinfrescarvi la memoria vi lasciamo a questo link: https://santorsointransizioneblog.wordpress.com/2018/10/15/salta-la-corrente-a-che-punto-siamo/

A mercoledì!

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Salta la corrente: a che punto siamo

di Lisa Colmetti

Il progetto Salta la Corrente è stato presentato ufficialmente a luglio. Da allora ci sono stati diversi momenti di incontro, sia tra il gruppo di lavoro che in incontri aperti alla cittadinanza. Qui sotto vogliamo raccontarvi in breve cosa è successo.

La serata in stile “world cafè” alla casa del custode è iniziata con una breve presentazione sui dati che avevamo raccolto fino ad allora – la fonte delle informazioni è ARERA: l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Per chi avesse voglia di informarsi più nel dettaglio, il sito mette a disposizione un Atlante del Consumatore sia per l’energia elettrica che per il gas, disponibile on line e semplice da consultare (www.arera.it/atlante).

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Al termine della presentazione ci siamo divisi in 4 tavoli tematici e, con turni da 15-20 minuti in cui ci rimescolavamo tra un tavolo e l’altro, ci siamo focalizzati su diversi aspetti: come lavorare assieme, coinvolgimento, proposte, dubbi. Per ogni tavolo c’era un Oste: l’unica persona che rimaneva fissa nel tavolo per tutte le sessioni, che appuntava le idee e i commenti usciti su di un cartellone e che alla fine avrebbe funto da portavoce nel cerchio finale.

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Che dire, ci si è divertiti! E le persone presenti lo possono testimoniare.

Sono usciti tantissimi spunti e tantissime idee. Dalla proposta di metodi per creare un vero e proprio circolo virtuoso, in modo che la nostra storia possa essere da spunto per altre storie, a proposte che hanno suggerito di lavorare sugli stili di vita in tutte le generazioni, di diventare proprietari della propria energia, di instaurare premi-concorsi di sostenibilità, di dar vita a scambi culturali sul tema della sostenibilità. E ancora, proposte che spaziavano dal coinvolgimento diretto del comune, dello sportello energia e della biblioteca, all’aprirsi a commercianti e aziende, al creare delle occasioni di incontro nelle “corti di casa” e al supportare dei pionieri che abbiano già fatto il salto e che si rendano disponibili per condividere la loro esperienza. Tra i dubbi principali: il riuscire a garantire l’affidabilità nel tempo del fornitore e il riuscire a conoscere fino in fondo di cosa stiamo parlando per riuscire a fare il passaparola con i propri amici e conoscenti.

Questo è proprio ciò che desideriamo: che il progetto salta la corrente diventi un motore di avviamento per progetti futuri che sappiano alimentarsi reciprocamente uno dopo l’altro. Alla fine ci siamo trovati in un cerchio finale per condividere quanto emerso nei tavoli e.. che dire? É passata una corrente positiva tra noi, che ci ha dato energia per proseguire con maggiore forza e supporto nel progetto.

Nelle settimane successive abbiamo avuto modo anche di pensare alla forma organizzativa migliore per gestire il progetto, e abbiamo deciso di creare 3 gruppi: il Core Group che ha il compito di gestire il progetto, il gruppo di supporto e il gruppo degli interessati-attivi. Tutti ovviamente sono composti da persone che mirano a rendere possibile e di successo il progetto, la differenza sta principalmente nel tempo a disposizione e nell’impegno speso nel seguirlo.

Abbiamo deciso anche di semplificare i salti a cui si può aderire:

Piccolo salto: passaggio ad un nuovo contratto di energia elettrica con un fornitore qualsiasi che proponga un contratto 100% energia certificata (può essere il proprio gestore di appartenenza o un altro, con qualsiasi mix aziendale).

Grande salto: passaggio ad un fornitore che produce o commercializza solo energia 100% rinnovabile certificata e che quindi ha un mix energetico 100% rinnovabile.

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Il MiT di Santorso va a Bruxelles – Diario di viaggio

Lo scorso 20 settembre, a Bruxelles, si è tenuta una conferenza organizzata dal Comitato Economico e Sociale Europeo (EESC) ed Ecolise – una rete di reti di cui il Transition Network è parte – sul tema della sostenibilità e, in particolare, sulle esperienze di collaborazione tra comuni e cittadini.

 

Per chi non lo sapesse, l’EESC è uno dei due organi consultivi dell’UE e ha la funzione di incontrare i diversi gruppi di interesse – le varie organizzazioni, le industrie e la più ampia società civile – per raccogliere proposte e idee da integrare nelle politiche comunitarie.

Era quindi l’occasione giusta per ritrovarci assieme ai nostri colleghi del MiT, aggiornarci sui progetti attuali e futuri e soprattutto raccontare alle istituzioni quello che stiamo realizzando e imparando negli ultimi mesi.

Nella foto qui sopra vedete la bellissima delegazione di Santorso pronta per decollare. Siamo in 4: Giulio, responsabile del progetto a Santorso, Alessia, portavoce del Comune di Santorso, e Matteo ed Irene, due baldi giovani orsiani che hanno preso parte al progetto fin dai primi tempi.

Davvero una bella compagnia, molto diversa per età ed esperienze, che condivide la stessa passione per i temi e un po’ di ansia nel partecipare per la prima volta ad un evento così importante.

Cosa è successo?

Dal nostro hotel al luogo dell’evento bastano pochi minuti in metropolitana, ma l’ambiente cambia totalmente. Dalle zone residenziali piene di edifici storici, stretti nella facciata e allungati verso il retro, ci ritroviamo in mezzo ad enormi e modernissimi palazzi, coperti da immense vetrate riflettenti e divisi da strade di colore grigio intenso. L’aria è frizzantina, il cielo terso e il sole splendente.

All’entrata veniamo accolti da metaldetector e soldati in uniforme, ma una volta superati l’atmosfera è accogliente, con tanto legno e tanta luce che entra dalle finestre. Per incontrare qualche volto conosciuto dobbiamo raggiungere in ascensore il quinto piano. Il primo che incontriamo è Cristiano Bottone, intento a fare il cameraman – “ma non avevi già abbastanza cose da fare oggi?”- poi Ana, Juan, Sarah e tutta la combriccola della Transizione e dei tecnici coinvolti nel MiT. Fa strano dirlo, ma prendendo posto in questa stanza stile anfiteatro, ci sentiamo già un po’ a casa.

 

L’evento, nonostante sia stato co-progettato anche da membri del Transition Network, è organizzato in un format abbastanza classico. La giornata, quindi, è costituita da diversi interventi, dal benvenuto iniziale tenuto da Peter Schmidt membro dell’EESC -, alla presentazione di MiT da parte di Ana seguita dai vari piloti, per finire con degli approfondimenti sul ruolo dell’UE e le sfide e le possibilità derivanti dalla collaborazione tra istituzioni e cittadini.

 

Tutto ciò ovviamente in lingua inglese con traduzione simultanea in francese. Potete immaginare come non sia proprio facile mantenere costante l’attenzione e nemmeno gli schermi in dotazione per seguire gli speaker da vicino ci vengono molto d’aiuto.

Nell’ultima sessione della mattinata ci dividiamo in 4 tavoli di lavoro, ognuno con uno specifico tema: 1) Adottare un approccio sistemico alla collaborazione, 2) Finanziare la collaborazione in modo strategico e sostenibile 3) Condividere il potere e nutrire vere collaborazioni e 4) Esplorare il ruolo dell’EU nel supportare la collaborazione.

In ogni tavolo vi sono dalle 20 alle 30 persone più un facilitatore, che ci invita ad esplorare questi temi in piccoli gruppi per raccogliere al termine i risultati. Nel frattempo, i membri del comitato sono seduti lì vicino a noi e li si vede ascoltare attentamente e prendere appunti.

Purtroppo questa sessione dura meno di un’ora e nonostante alcune conversazioni vengono portate avanti durante il pranzo (in piedi, mannaggia non c’è nemmeno una sedia o qualcosa dove appoggiarsi!) non ci saranno più occasioni per conoscersi e lavorare assieme.

Dopo aver fatto quattro passi e preso un po’ d’aria nel parco vicino, torniamo dentro a ci sediamo nella grande sala pronti per un altro pomeriggio di lunghe discussioni in inglese. Tra i vari interventi, quello forse più interessante è di Cristiano Bottone (va beh, sono di parte!) che, alla questione posta da Sarah sull’efficacia dell’attuale politica di bandi e finanziamenti europei esordisce con un: “rispondo solo se mi lasci essere brutale”. Quello che intende dire è che se osserviamo gli effetti sulle emissioni di CO2 prodotte dalle politiche europee, è chiaro che siamo ancora molto lontani dal raggiungere gli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi – mantenere cioè la temperatura media mondiale al di sotto dei 2 C° pre-industriali.

Sarebbe utile, dice Cristiano, riconoscere prima di tutto il fallimento di un certo tipo di gestione dei fondi e successivamente correre il rischio di sperimentare delle modalità nuove, destinando ad esempio il 25% di questi soldi in progetti e processi a lungo termine (da 5, 10 o più anni), in grado di evolvere, adattarsi nel tempo e con un occhio di riguardo alle variabili lente. Erika Zarate de La Garrotxa (il pilota spagnolo) aveva spiegato bene questo concetto nella mattinata, portando come esempio la coltivazione delle piante di bambù, in cui gli effetti si vedono solamente dopo 7 anni dalla prima semina. Quei sette anni però sono fondamentali per la pianta per connettersi al terreno, espandere le proprie radici e costruire delle basi forti su cui crescere. Misurare quindi gli effetti di una semina di piante di bambù necessità di un tempo lungo e, se lo si facesse in anticipo e di fretta, si potrebbe pensare di aver perso tempo o di aver investito soldi in coltivazioni poco produttive. Ecco, una cosa simile accade anche per i fondi europei (e non solo, purtroppo): durano spesso pochi anni, deve essere tutto chiaro e approvato prima di iniziare a lavorare o aver compreso il sistema con cui si interagirà e, una volta al termine dei tempi previsti, c’è il rischio di rimanere senza fondi prima che il processo abbia raggiunto la fase di maturità e i propri obiettivi.

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Guardandosi attorno si ha la sensazione che questi discorsi risuonino anche ai membri del comitato, che annuiscono e scrivono frettolosamente nei loro taccuini. Qualcuno poi interviene per confermare quanto detto e sottolineando come di soldi ce ne siano veramente tanti, ma il punto debole sta proprio nelle modalità in cui vengono destinati e distribuiti. Chissà come andrà avanti questa storia, speriamo bene..

Ormai la giornata è agli sgoccioli, la gente comincia ad andarsene e i colleghi del MIT si stanno già organizzando per andare a mangiare qualcosa assieme. Il tempo di accaparrarsi qualche poster dell’evento da riportare come trofeo in comune e siamo fuori, a passeggiare tra vie piene di negozi di cioccolato, waffles, birre e patatine fritte nello strutto.

Ed eccoci qui, stanchi ma felici, a festeggiare questa ultima avventura transizionista!

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L’ultimo giorno abbiamo ancora un po’ di tempo per visitare Bruxelles e, visto l’improvviso calo di temperatura e il vento freddo, decidiamo di visitare il Museo di Magritte e fare una passeggiata in centro per comprare l’ultimo regalino da portare a casa.

Cosa ci è piaciuto?

Visitare il Comitato Sociale ed Economico Europeo per la prima volta insieme a vecchi e nuovi amici è stata un’esperienza davvero incredibile. Non possiamo dire che sia stato ‘divertente’, nè che ci siamo sentiti particolarmente coinvolti in quello che stava succedendo, ma è stato come fare uno di quei ‘bagni di realtà’ che valgono più di mille libri, parole e dibattiti televisivi. Speriamo di aver portato a casa tanti semini utili per dare vita,  fra 7, 10 o 20 anni, a grandi foreste qui a Santorso come in tutto il mondo. Anche questa volta piccoli cambiamenti invisibili ai più, ma che sappiamo così importanti nel nostro cammino verso un mondo sostenibile.

Comunque la sensazione è che si, nonostante le bad news che ci sommergono ogni giorno, sembra che anche le cose buone stiano premendo sull’acceleratore. Chissà come andrà a finire..

Giulio Pesenti Campagnoni

 

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Salta la corrente – World Cafè

Cari e care,
 
vi invitiamo martedì 11 settembre, alle 20.30, alla Casa del Custode Santorso, per un incontro in modalità world cafè sul progetto Salta la Corrente.
In questa serata vi presenteremo le informazioni che abbiamo raccolto finora rispetto al 2° salto – cioè la possibilità di passare ad un nuovo fornitore di energia 100% rinnovabile – e per discutere assieme come promuoverlo nel nostro territorio. 
 
💡Per condividere le idee, ci divideremo in tavoli tematici e poi in un cerchio finale.
SONO INVITATE TUTTE LE PERSONE CURIOSE O INTERESSATE, anche se non hanno partecipato alla presentazione di luglio.
📩 Info: lisa.colmetti@gmail.com
 
SLC

 

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